venerdì 7 marzo 2008

8 marzo 2008: Centenario della Giornata Internazionale della donna

Esattamente un secolo fa le operaie di un'industria tessile americana, in sciopero per denunciare le proprie terribili condizioni di lavoro, vennero chiuse nella fabbrica dal proprietario per impedire manifestazioni esterne. Scoppiò un incendio e le donne rimasero imprigionate dalle fiamme. Nel rogo morirono 129 operaie.
A partire da quel drammatico episodio, con il diffondersi delle iniziative che vedevano come protagoniste le rivendicazioni femminili, l'8 marzo assunse una un'importanza mondiale come giornata di lotta internazionale a favore delle donne, ma soprattutto quella giornata rappresentò il punto di partenza del loro riscatto.

Da allora il cammino verso le pari opportunità è stato sempre più al centro del dibattito sociale, politico e istituzionale, dove si è raggiunta la consapevolezza che promuovere le pari opportunità è prima di tutto un dovere civico, oltre che morale. Sostenere i diritti delle donne, non significa agire su una questione o una condizione particolare - la specificità femminile, bensì riguarda un aspetto centrale della democrazia, contraria a qualsiasi forma di discriminazione.
E' risaputo come, nella nostra società, le donne ancora fanno fatica ad affermarsi nelle alte cariche pubbliche (politiche e istituzionali) e soffrono di una discriminazione di tipo retributiva - in particolare nel settore privato - rispetto ai loro colleghi maschi.

Maurizio Ferrera, nell'articolo pubblicato qualche mese fa sul Corriere della Sera, in merito al dibattito "sul sorpasso spagnolo", ha fatto notare come il tasso di occupazione femminile in Spagna, ha superato quello italiano di circa 7 punti in percentuale. A questa fotografia si sommano i dati emersi dalla ricerca condotta dall'Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della SDA Bocconi, dove appare con chiarezza, una scarsa presenza femminile tra le cariche dirigenziali nel comparto della Pubblica Amministrazione.

In un momento di accese discussioni sull’incentivazione della partecipazione delle donne alla vita politica, economica e istituzionale, emerge, dunque, la necessità di un cambiamento di rotta anche nel settore pubblico.

La Ministra per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, ha emesso, lo scorso maggio 2007, una direttiva volta ad attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne, riservando una parte del provvedimento proprio alla dirigenza. Lo scopo è quello di favorire il riequilibrio della presenza femminile nelle attività e nelle posizioni gerarchiche, qualora sussista un divario fra generi, oltre che sensibilizzare l'opinione pubblica e gli stessi vertici degli enti.

Ben vengano dunque questo tipo di interventi quando ancora, nella società contemporanea, i pregiudizi culturali, probabilmente derivanti da una sorta di "sensazione oscura degli uomini" così come veniva intesa dal filosofo Jhon Stuart Mill, permangono e bloccano la partecipazione delle donne nei settori strategici della società.

Mill sosteneva l'esistenza di una sorta di paura generale da parte degli uomini, sul fatto che la presenza femminile nella vita pubblica avrebbe modificato i rapporti nella sfera privata e quindi, nell'ambito del ruolo tradizionale esercitato dalla donna nella famiglia.

Le donne, nel corso di questo percorso iniziato 100 anni fa, hanno invece dimostrato di essere capaci di rivestire contemporaneamente con efficienza, professionalità, passione e amore, entrambi i ruoli. Una specificità femminile, dunque, che non deve essere concepita quale sinonimo di inferiorità, come spesso è accaduto nella storia sin dai tempi di Aristotele, bensì come una peculiarità positiva di cui solo le donne sono portatrici e per la quale tutti noi dobbiamo impegnarci a promuovere e valorizzare.

Cristina Sanna

venerdì 29 febbraio 2008

Pastiche o travestimento: la riscrittura della politica italiana

Il termine pastiche trae le proprie origini dall'italiano, dove dall'ambito gastronomico si è esteso nel Seicento, a quello pittorico e di lì a quello letterario.[1].
Di fatto in italiano, pasticcio significava originariamente, e significa ancora oggi, un impasto ed è una derivazione suffissale del vocabolo latino pasta, come lo sono il termine tedesco Pastete e quello francese pâté[2]. Il termine è inoltre utilizzato in senso traslato, nell'accezione di "fatto poco chiaro" o riferito a una sorta di imbroglio.
In Italia la parola pastiche, caduta in disuso nella sua accezione letteraria e artistica, è ritornata come prodotto d'esportazione francese a opera soprattutto dei critici che si sono occupati del pasticheur Marcel Proust (Parigi, 1871–1922). La critica italiana ha così ripristinato il termine di pasticcio, o meglio pastiche, ignorandone però il valore assunto in secoli di utenza straniera. Succede così che nel nostro linguaggio letterario - e oggi in quello politico - si faccia una grande confusione tra l’uso dei termini maccheronico, pastiche e travestimento[3]. Il termine trova soprattutto la sua massima espressione ambigua nel dibattito politico. Ne sono un esempio le affermazioni di Daniela Santanché, candidata premier de "La Destra", espresse durante la trasmissione "In mezz'ora" condotta da Lucia Annunziata, definendo un "grande pasticcio" il Partito delle Libertà: "una sorta di reazione chimica determinata dalla presenza di personaggi che vanno da Capezzone a Giovanardi - considerati i trasformisti della destra - da Berlusconi a Fini". Allo stesso modo, anche il Partito Democratico non si è risparmiato l'attributo di pasticcio. Ne è una prova l'articolo pubblicato da Famiglia Cristiana "il pasticcio veltroniano in salsa pannelliana", con il quale si rivendica la reazione contraria dei cattolici del PD, alla scelta di Veltroni di imbarcare nelle liste anche i Radicali.
Di qui nasce l'interrogativo su quale sia la reale forma della politica alla quale stiamo assistendo. Ovvero, se si tratta di un modello pasticciato, inteso nella sua accezione originaria di impasto o inciucio, oppure di una vera e propria operazione di travestimento. Mi sembra che la strada giusta da percorrere sia la seconda opzione. Nella tradizione letteraria e linguistica, il travestimento rappresenta una tecnica di scrittura in cui la sostanza è mantenuta e si opera invece una profonda trasformazione del modello: un processo di traduzione da un registro politico ad un altro, quello che in termini attuali si potrebbe considerare una forma di riscrittura della politica italiana.
Prendendo quindi come spunto l'opera "L'Eneide travestita" nella quale l'autore Giovanni Battista Lalli (1882) si appropria della materia (la sostanza) modificandone il modello, allo stesso modo, il PD e il PdL mantengono la sostanza delle vecchie coalizioni, modificandone la forma. Per tale motivo è opportuno considerare il Partito Democratico come una specie di Unione travestita e il Partito delle Libertà come il travestimento della CdL. Due scenari politici nei quali non si è operata nessuna modifica di sostanza, bensì si è attuata una trasformazione del modello attraverso il riadattamento della sostanza data[4] . Il travestimento diventa, dunque, la tecnica adottata da entrambi gli schieramenti che, senza la necessità di mettere in campo alcunché di innovativo, rappresenta lo strumento con il quale si cerca di ri-conquistare il consenso del pubblico, oramai avvolto da un velo di cinismo verso la politica.
Cristina Sanna

[1] Rosalma Salina Borello, Testo Intertesto, Ipertesto, Bulzoni Editore, pag. 94
[2] Cifr. W. Hempel
[3] Rosalma Salina Borello, Testo Intertesto, Ipertesto, Bulzoni Editore, pag. 98
[4] Rosalma Salina Borello, Testo Intertesto, Ipertesto, Bulzoni Editore, pag. 47

domenica 24 febbraio 2008

Vigili urbani: dal Campidoglio 800 nuove assunzioni

Intervista al Comandante Angelo Giuliani
a cura di Cristina Sanna

Siglato lo scorso 7 febbraio tra il Comune di Roma e i sindacati l’accordo per la riorganizzazione del corpo dei vigili urbani. L’intesa, che si tradurrà nel giro di poco tempo in un provvedimento della Giunta Comunale, getta le basi per una polizia municipale più presente, efficace e adeguata ad una città metropolitana come Roma, partendo appunto dall’integrazione dell’organico che passa dalle 6300 unità attuali, alle 8.350 unità stabilite nel nuovo piano.
Comandante Giuliani, ci potrebbe illustrare gli obiettivi principali a cui si ispira il piano?

Gli obiettivi sono stati individuati attraverso un'attenta analisi delle necessità della città e dei cittadini, nonché nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza operativa del personale. Le passate esperienze hanno suggerito di pensare ad una nuova organizzazione fondata su più livelli operativi distinti - realizzabili sia nel breve termine e sia in un arco temporale più lungo - con l'obiettivo di creare una struttura capace di tener conto della situazione attuale per fronteggiare quei fenomeni di emergenza e, allo stesso tempo, per garantire una maggiore presenza sul territorio, una pianificazione operativa a 360° e una più razionale interazione della filiera di direzione e di coordinamento.

Attraverso quali azioni e strumenti pensate di far fronte alle emergenze indicate?

Tali emergenze confermano l'esigenza di acquisire personale specificamente qualificato e specializzato a garanzia dell'adeguatezza dell'intervento e della salvaguardia dell'incolumità dei medesimi operatori. Si dovrà, quindi, procedere al potenziamento degli organici, della tecnologia di supporto e all'adeguamento delle dotazioni strumentali. Un progetto, dunque, che si ispira ad una profonda rivisitazione dell'impostazione dell'impianto organico, con funzioni e attività rigorosamente orientate al concetto delle "specializzazioni" in antitesi al concetto di vigile definito "tuttologo".

L’accordo, tra l’altro, parla di 800 nuove assunzioni entro l’anno. A quali attività si dovranno dedicare i neo-assunti?

Le 800 nuove assunzioni fanno parte di un impegno dell'Amministrazione che precede l'accordo in questione, di cui, le 300 unità di prossimo inserimento provengono dalle selezioni per esami di un bando di concorso che si è appena concluso. L'impegno dichiarato dall'On Veltroni di integrare ulteriori 500 unità entro l'anno corrente, non può che essere accolto con estremo favore. E' chiaro che i neo-assunti saranno impiegati, in via assolutamente prioritaria, nei compiti di viabilità, intesa oggi come attività di fluidificazione del traffico e, nell'ambito di progetti per la mobilità cittadina.

Nel testo è previsto inoltre un impegno per la stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato? Di quante persone si tratta e quali funzioni svolgono attualmente?

L'accordo considera "di prioritaria importanza l'impegno presso il Governo per ottenere un percorso certo di stabilizzazione del personale assunto a tempo indeterminato". Si tratta di circa 500 unità assunte a tempo determinato attingendo dalla graduatoria di un precedente concorso pubblico, nel quadro dei poteri speciali connessi all'emergenza traffico e mobilità e, attualmente impiegati nei servizi di fluidificazione del traffico. Ovviamente, stante la considerevole carenza di organico, possono partecipare - come tutti i dipendenti - a tutte le attività che si svolgono in forma straordinaria per consentire loro di formarsi in competenze diverse dalla viabilità. Questi colleghi rappresentano una preziosa risorsa alla quale il Corpo non può permettersi di rinunciare, sia per la serietà dimostrata e sia per l'esperienza e la professionalità acquisita.

L’on Veltroni durante la conferenza stampa di presentazione dell’accordo ha detto che “i vigili sono un pezzo importante del lavoro e della vita della città”. Sulla base di questa affermazione, quale consiglio vorrebbe dare ai giovani che intendono candidarsi a questa importante opportunità professionale?

Di valutare con attenzione i loro interessi e le loro attitudini. Fare il vigile, e lo dico per esperienza personale, può dare molte soddisfazioni solo se svolto col "cuore". Il nostro compito principale non è "solo fare multe", ma porre in essere tutta una serie di servizi di prevenzione e controllo a beneficio della collettività. Ovviamente, non è un lavoro facile, soprattutto in una città caotica come Roma, e il gestire momenti di tensione relazionali è un'arte che si affina con il tempo, con l'esperienza e con l'anzianità di servizio. Tanti anni fa, all'allora Ufficio Scuola, un collega anziano nel corso delle sue lezioni alle nuove reclute usava ripetere una frase rimasta nella nostra storia:"il Vigile è un lavoro di bassa manovalanza da fare da studiati". Ebbene, questa schiettezza esprimeva una semplice verità: lavori per strada, al caldo e al freddo, magari in piedi per tutto il turno, esposto all'inquinamento atmosferico e al rumore, ma il ruolo e la responsabilità impone una specifica professionalità e un costante aggiornamento in campo giuridico e, infine, tanta pazienza.
Il consiglio che mi sento quindi di dare è uno solo: affrontare questo lavoro con grande umiltà d'animo, prestare ascolto ai Cittadini e fare tesoro dell'esperienza di altri colleghi. Posso garantire che servizi come consentire l'uscita da una scuola in sicurezza, rendere fruibile il posto riservato ad un invalido, liberare gli attraversamenti pedonali, dare assistenza a soggetti deboli ed emarginati, arginare le frodi in commercio e tutta quella lunga serie di interventi per i quali il Vigile è chiamato a svolgere, rappresentano un grande valore sociale nel rispetto dell'ordinata convivenza civile.

mercoledì 30 gennaio 2008

Nella PA la carriera delle donne è bloccata

Poco numerose ai vertici, molto rappresentata nella basa. E' questa la fotografia della presenza femminile nella pubblica amministrazione secondo la ricerca condotta dall'OCAP, l'Osservatorio sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche della SDA Bocconi. L’analisi fa emergere con chiarezza la debolezza della presenza femminile e evidenzia la bassa propensione del settore pubblico a riconoscere incarichi di responsabilità alle donne.

La percentuale media di dirigenti donne in servizio negli enti pubblici italiani è solo del 26,54% con uno scarto tra dirigenza femminile e dirigenza maschile pari a 46,93 punti percentuali. Il rapporto si riequilibra quando si osserva il dato relativo al personale non dirigente: in media, il 48,5% del personale non dirigente è femminile, contro il 51,5% maschile.
Tra gli enti che fanno registrare la maggiore percentuale di dirigenti donne sono i ministeri. Nello specifico, il Ministero per i beni e le attività culturali presenta il maggior numero relativo di dirigenti donne (42,7%) mentre il Ministero delle politiche agricole e forestali il minore (16,4%). Il trend viene confermato anche dall’analisi dei ruoli che le donne ricoprono all’interno della dirigenza ministeriale: la percentuale di dirigenti donne della c.d. prima fascia è del 19,3%, mentre la percentuale di dirigenti donne di seconda fascia sale al 32,5%.
Per regioni, province e comuni la presenza femminile nei ruoli dirigenziali e non dirigenziali mostra valori percentuali perfettamente in linea con l’andamento nazionale. Si riscontrano, però, importanti differenze geografiche, soprattutto a livello regionale e locale: le regioni ed i comuni capoluoghi di provincia del nord mostrano una maggiore presenza di dirigenti donne. I dati relativi alle regioni, infatti, indicano che, a fronte di un dato medio del 29,4% di dirigenti donne impiegato nelle regioni del nord, al sud si registra una percentuale media di dirigenti donne del 23,3% e quelle del centro del 28%. Ugualmente, sono i comuni del nord Italia a far registrare la maggiore presenza femminile all’interno della classe dirigente.
In questo periodo di accese discussioni sull’incentivazione della partecipazione delle donne alla vita politica, economica e istituzionale, emerge, dunque, la necessità di un cambiamento di rotta anche nel settore pubblico. La stessa Ministra delle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, ha emesso, lo scorso maggio 2007, una direttiva volta ad attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne, riservando una parte del provvedimento proprio alla dirigenza. Lo scopo è quello di favorire il riequilibrio della presenza femminile nelle attività e nelle posizioni gerarchiche qualora sussista un divario fra generi, oltre che sensibilizzare l'opinione pubblica e gli stessi vertici degli enti. Ben vengano dunque queste iniziative quando ancora, nella società italiana, i pregiudizi culturali sembrano essere il più grande nemico della presenza di donne nell'alta dirigenza.

Cristina Sanna

martedì 29 gennaio 2008

Campagna infortuni Inail

Un lavoro grande come la casa

Gli incidenti domestici hanno assunto dimensioni più che allarmanti non solo nel nostro Paese ma anche a livello sovranazionale. Questa tipologia di eventi, che non risparmia nessuna fascia d'età, rappresenta nei Paesi sviluppati la prima causa di morte per i bambini, anche se il gruppo in assoluto più colpito è quello delle casalinghe. Le cause vanno spesso ricercate nella disinformazione, nel comportamento imprudente, negli spazi inadeguati, nel crescente numero di elettrodomestici presenti nelle mura domestiche, nell’uso non accorto di farmaci e di prodotti per l’igiene. Con la legge del 3 dicembre 1999, n. 493 recante "norme per la tutela della salute nelle abitazioni e istituzione dell'assicurazione contro gli infortuni domestici" viene introdotta in Italia, l’assicurazione obbligatoria dedicata a coloro che, in età compresa tra i 18 e i 65 anni, svolgono, a tempo pieno e a titolo gratuito, il lavoro finalizzato alle cure della propria famiglia e dell’ambiente in cui si dimora.
Assicurarsi è semplice e costa solo 12 euro e 91 centesimi all’anno
Per ulteriori informazioni visita il sito http://www.inail.it/ o chiama il numero gratuito 80314.

venerdì 14 dicembre 2007

Al Quirinale, il primo cambio di guardia in rosa


Per la prima volta nella storia picchetto al femminile

Dal 2000 al 2007 sono entrate a far parte dell'Esercito circa 6.000 donne, di cui oltre 200 tra gli ufficiali, una cinquantina nei sottufficiali e le restanti come volontarie di truppa in servizio permanente e in ferma breve o prefissata

Al Quirinale, primo cambio di guardia in rosa. Le protagoniste sono 50 volontarie dell'Esercito che hanno preso parte, per la prima volta nella storia d'Italia, alla cerimonia del cambio di guardia d'onore al Presidente della Repubblica.
L'evento, che si è svolto il 23 novembre scorso sul piazzale esterno del Quirinale, ha visto marciare, con passo deciso tutto al femminile, le giovani volontarie per dare il cambio agli uomini della marina.
Questa novità ha suscitato grande interesse e curiosità tra turisti e passanti, affollati ai margini della piazza per questo eccezionale momento. Tutto è filato liscio senza nessuno intoppo. Ed eccole lì, per la prima volta, emozionate come non mai, con la divisa d'ordinanza, in mano il fucile mitragliatore Beretta e i capelli raccolti che a malapena si intravedono sporgere dal basco nero. Perfettamente addestrate, con una postura d'effetto, pronte a onorare la Patria e la Bandiera.
Le soldatesse, in ferma prefissata di un anno, hanno tra i 19 e i 24 anni e, la maggior parte di loro (circa il 70%), provengono dalle regioni meridionali e dalle isole. Appartengono al 235esimo Reggimento Piceno, l'unico reparto incaricato di addestrare il personale femminile di truppa dell'Esercito. Sono state arruolate tramite un concorso al quale possono partecipare tutti i cittadini italiani, uomini e donne, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, sposati o no, in possesso di un diploma di istruzione secondaria di primo livello.
Cristina Sanna


Pubblicato su "RomaGiovani"

dicembre 2007

La finanziaria e le buone notizie per i giovani


Le strategie del governo per combattere la precarietà e restituire nuove prospettive di sicurezza ai giovani, illustrate dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi

di Cristina Sanna

Professor Prodi, la finanziaria 2008 assegna 800 milioni di euro a favore del Fondo per l'occupazione. Ci potrebbe anticipare nello specifico come saranno investite queste risorse?

Al Fondo per l’occupazione andranno nuove risorse per rispondere, in primo luogo, alle crisi occupazionali in atto nel nostro Paese. Gli 800 milioni stanziati saranno infatti destinati a tutelare il reddito dei lavoratori che sono in procinto di perdere o hanno perso il posto di lavoro, anche di quelli che appartengono a settori tuttora non garantiti dalla normativa in vigore. In questo senso abbiamo previsto la proroga degli ammortizzatori sociali “in deroga” (in attesa di un’auspicata riforma complessiva) e degli ammortizzatori sociali nel settore del commercio. Il Fondo coprirà anche i trattamenti di integrazione salariale nel caso di crisi aziendali per cessazione di attività. Infine, abbiamo voluto rinnovare la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità anche ai lavoratori dipendenti da piccole imprese, quelle con meno di 15 dipendenti.

Quali sono, quindi, in concreto i provvedimenti compresi nella manovra finalizzati ad agevolare l'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro e a ridurre il fenomeno della precarietà?

I giovani, insieme alle donne, sono gli anelli deboli del mercato del lavoro. Di questo siamo consapevoli e a questo vogliamo rispondere portando avanti politiche mirate per raggiungere una flessibilità “buona” in contrasto alla precarietà. Il nostro è un progetto di lunga durata, un compito che non può esaurirsi a breve termine. Stiamo facendo passi avanti: con la Finanziaria di quest’anno il Governo vuole combattere seriamente la precarietà e restituire nuove prospettive e sicurezze ai giovani. Investiamo per potenziare i servizi per l’impiego, per esempio. Per il contratto a tempo determinato abbiamo concordato un limite di 36 mesi alla possibilità di reiterazione, passato il quale nuovi contratti a termine possono essere stipulati solo davanti alle Direzioni provinciali del lavoro e con l’assistenza sindacale. I precari della pubblica amministrazione (un vero esercito, come sappiamo) saranno stabilizzati nel giro di tre anni, se supereranno idonee procedure di selezione. E torna il credito d’imposta per nuove assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno.
Poi finanziamenti agevolati e misure a sostegno del reddito dei lavoratori con carriere discontinue o disoccupati. Abbiamo pensato all’istituzione di un fondo credito per consentire ai lavoratori parasubordinati di accedere, in assenza di contratto, ad un credito a tasso di interesse zero - o molto basso - in grado di compensare cadute di reddito collegate ad attività intermittenti, anticipando in tal modo futuri redditi (il fondo potrà erogare fino a 600 euro mensili per 12 mesi con restituzione posticipata a 2 o 3 anni). Un fondo microcredito per incentivare le attività innovative dei giovani, con priorità per le donne. Poi un fondo dedicato ai giovani lavoratori autonomi, per aiutarli nelle necessità finanziarie legate all’avvio di nuove imprese, dall’artigianato alla cooperazione. Per sostenere i ricercatori universitari, poi, sarà aumentato l’importo dei loro assegni di ricerca.
Ma non dimentichiamo gli interventi pensati per migliorare la prestazione pensionistica futura. Per esempio la totalizzazione dei contributi previdenziali. Lo scopo è che non vada perduto nemmeno un euro di quanto i lavoratori flessibili versano. I fondi servono proprio per aiutare a cumulare le diverse gestioni previdenziali a partire dal 2008. Pensando ai possibili spazi di inattività abbiamo pensato anche alla copertura contributiva figurativa dei periodi di non lavoro, commisurata alla retribuzione percepita. Ci sono poi interventi in materia di riscatto della laurea, per renderlo meno oneroso e più conveniente sotto il profilo previdenziale.
Infine l’aumento dell’indennità di disoccupazione, che viene estesa anche ai parasubordinati. E il finanziamento di 30mila stage per neolaureati.

Nella finanziaria 2008, il governo ha inoltre previsto 500 nuove assunzioni da destinare al Ministero per i beni e le attività culturali. Quali saranno le figure professionali coinvolte in questa importante opportunità?

I risultati eccellenti registrati dal turismo culturale rappresentano oramai un importante fenomeno sociale e civile che diventa ricchezza economica. Un fenomeno da valorizzare e che può dare vita a nuove opportunità professionali, di specializzazione e di valorizzazione delle competenze e dei talenti. E allora, dopo anni di blocco totale, abbiamo previsto nuove assunzioni al Ministero per i beni e le attività culturali. Si tratta di 400 nuovi assistenti alla vigilanza, alla sicurezza, all’accoglienza, alla comunicazione e ai servizi al pubblico. Inoltre 100 nuovi architetti, archeologi, storici dell’arte e amministrativi.

Tra gli interventi dedicati ai giovani sono stati annunciati sconti fiscali per l'abitazione in affitto. Ci potrebbe indicare l'entità delle agevolazioni previste e quali sono i requisiti necessari per poterne beneficiare?

Per quanto riguarda la politica degli affitti, abbiamo pensato, innanzitutto, ai giovani lavoratori a basso reddito e agli studenti fuorisede. Le misure introdotte certo favoriscono la redistribuzione, e quindi una maggiore equità sociale, ma anche la dinamica sociale: l’immobilismo è un freno alla crescita economica.
Per i lavoratori tra i 20 e i 30 anni che vanno a vivere in affitto e hanno un reddito fino a 15.493 euro, è previsto uno sconto fiscale di circa 1.000 euro. La detrazione diventa di 500 euro per i redditi fino a 30.987 euro. Questa agevolazione vale per i primi tre anni di decorrenza del contratto, purché i padroni di casa non siano i genitori o gli affidatari. La registrazione del contratto d’affitto che dà diritto alle detrazioni può essere comunicata direttamente al sostituto d’imposta o nella dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui il giovane contribuente si trovi ad avere un’imposta da versare, al netto delle detrazioni per carichi familiari e di lavoro, inferiore all’ammontare della detrazione prevista, è riconosciuto un bonus a copertura della differenza non utilizzabile.
Poi gli studenti universitari fuori sede, con la conferma delle detrazioni del 19% sugli affitti già previste dalla Finanziaria 2007. Una misura importante che abbiamo voluto rinnovare perché centra diversi obiettivi: aiuta i giovani ad uscire di casa, stimola l’emersione del mercato delle locazioni “in nero”( gli studenti universitari fuori sede risultano essere i più esposti) , alleggerisce i costi delle famiglie dei ragazzi che studiano. La norma attualmente in vigore prevede la possibilità di detrarre 2.600 euro annui dalla locazione. Aggiungo che la detrazione riguarda qualsiasi tipo di contratto: non è necessario che si tratti di un contratto per studenti, può essere semplicemente un contratto ad uso transitorio, anche per l’affitto di una stanza o di un posto letto, purché sia a norma di legge.
L’agevolazione fiscale spetta ai genitori per chi è ancora a carico, oppure può essere fatta direttamente sui propri redditi.

Quale suggerimento utile può dare ai giovani per essere una risorsa sempre più competitiva nell'ambito del mercato del lavoro?

Secondo alcuni sondaggi, i giovani italiani non sarebbero molto favorevoli a politiche di liberalizzazione e di apertura. Meritocrazia e concorrenza spaventerebbero di più i giovani italiani rispetto ai loro coetanei tedeschi, inglesi o svedesi. Vorrei che i giovani riflettessero su questo: la ragionevole selezione è la garanzia della giustizia e se il sistema è bloccato, i primi a sbattere contro le barriere all’ingresso sono proprio loro. Un esempio per tutti: la liberalizzazione dei farmaci cosiddetti “da banco” del decreto Bersani, che ha creato nuove occasioni di lavoro per i giovani farmacisti.
I giovani oggi si trovano di fronte a un sistema di rischi, vincoli, ma potenzialmente anche a grandi opportunità, molto diverso da quello delle generazioni precedenti.
Non si è medici se sia ha una laurea ma non si sa fare il proprio mestiere, né ingegneri e quant’altro. La competizione, oggi, è a tutto raggio. Bisogna allora mettere in moto la creatività, l’entusiasmo, l’ambizione. Serve ai giovani ed è essenziale per un’Italia che vogliamo più dinamica. La ripresa del nostro Paese deve avvenire attraverso le idee della generazione più giovane. Poi, certo, le politiche pubbliche devono fare la loro parte, dando l’opportunità ai ragazzi di sperimentare e di mettersi alla prova, garantendo loro più opportunità e riconoscendo sempre più spazio al talento, al merito, alla creatività.


Pubblicato su "RomaGiovani"

Novembre 2007