venerdì 14 dicembre 2007

Al Quirinale, il primo cambio di guardia in rosa


Per la prima volta nella storia picchetto al femminile

Dal 2000 al 2007 sono entrate a far parte dell'Esercito circa 6.000 donne, di cui oltre 200 tra gli ufficiali, una cinquantina nei sottufficiali e le restanti come volontarie di truppa in servizio permanente e in ferma breve o prefissata

Al Quirinale, primo cambio di guardia in rosa. Le protagoniste sono 50 volontarie dell'Esercito che hanno preso parte, per la prima volta nella storia d'Italia, alla cerimonia del cambio di guardia d'onore al Presidente della Repubblica.
L'evento, che si è svolto il 23 novembre scorso sul piazzale esterno del Quirinale, ha visto marciare, con passo deciso tutto al femminile, le giovani volontarie per dare il cambio agli uomini della marina.
Questa novità ha suscitato grande interesse e curiosità tra turisti e passanti, affollati ai margini della piazza per questo eccezionale momento. Tutto è filato liscio senza nessuno intoppo. Ed eccole lì, per la prima volta, emozionate come non mai, con la divisa d'ordinanza, in mano il fucile mitragliatore Beretta e i capelli raccolti che a malapena si intravedono sporgere dal basco nero. Perfettamente addestrate, con una postura d'effetto, pronte a onorare la Patria e la Bandiera.
Le soldatesse, in ferma prefissata di un anno, hanno tra i 19 e i 24 anni e, la maggior parte di loro (circa il 70%), provengono dalle regioni meridionali e dalle isole. Appartengono al 235esimo Reggimento Piceno, l'unico reparto incaricato di addestrare il personale femminile di truppa dell'Esercito. Sono state arruolate tramite un concorso al quale possono partecipare tutti i cittadini italiani, uomini e donne, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, sposati o no, in possesso di un diploma di istruzione secondaria di primo livello.
Cristina Sanna


Pubblicato su "RomaGiovani"

dicembre 2007

La finanziaria e le buone notizie per i giovani


Le strategie del governo per combattere la precarietà e restituire nuove prospettive di sicurezza ai giovani, illustrate dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi

di Cristina Sanna

Professor Prodi, la finanziaria 2008 assegna 800 milioni di euro a favore del Fondo per l'occupazione. Ci potrebbe anticipare nello specifico come saranno investite queste risorse?

Al Fondo per l’occupazione andranno nuove risorse per rispondere, in primo luogo, alle crisi occupazionali in atto nel nostro Paese. Gli 800 milioni stanziati saranno infatti destinati a tutelare il reddito dei lavoratori che sono in procinto di perdere o hanno perso il posto di lavoro, anche di quelli che appartengono a settori tuttora non garantiti dalla normativa in vigore. In questo senso abbiamo previsto la proroga degli ammortizzatori sociali “in deroga” (in attesa di un’auspicata riforma complessiva) e degli ammortizzatori sociali nel settore del commercio. Il Fondo coprirà anche i trattamenti di integrazione salariale nel caso di crisi aziendali per cessazione di attività. Infine, abbiamo voluto rinnovare la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità anche ai lavoratori dipendenti da piccole imprese, quelle con meno di 15 dipendenti.

Quali sono, quindi, in concreto i provvedimenti compresi nella manovra finalizzati ad agevolare l'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro e a ridurre il fenomeno della precarietà?

I giovani, insieme alle donne, sono gli anelli deboli del mercato del lavoro. Di questo siamo consapevoli e a questo vogliamo rispondere portando avanti politiche mirate per raggiungere una flessibilità “buona” in contrasto alla precarietà. Il nostro è un progetto di lunga durata, un compito che non può esaurirsi a breve termine. Stiamo facendo passi avanti: con la Finanziaria di quest’anno il Governo vuole combattere seriamente la precarietà e restituire nuove prospettive e sicurezze ai giovani. Investiamo per potenziare i servizi per l’impiego, per esempio. Per il contratto a tempo determinato abbiamo concordato un limite di 36 mesi alla possibilità di reiterazione, passato il quale nuovi contratti a termine possono essere stipulati solo davanti alle Direzioni provinciali del lavoro e con l’assistenza sindacale. I precari della pubblica amministrazione (un vero esercito, come sappiamo) saranno stabilizzati nel giro di tre anni, se supereranno idonee procedure di selezione. E torna il credito d’imposta per nuove assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno.
Poi finanziamenti agevolati e misure a sostegno del reddito dei lavoratori con carriere discontinue o disoccupati. Abbiamo pensato all’istituzione di un fondo credito per consentire ai lavoratori parasubordinati di accedere, in assenza di contratto, ad un credito a tasso di interesse zero - o molto basso - in grado di compensare cadute di reddito collegate ad attività intermittenti, anticipando in tal modo futuri redditi (il fondo potrà erogare fino a 600 euro mensili per 12 mesi con restituzione posticipata a 2 o 3 anni). Un fondo microcredito per incentivare le attività innovative dei giovani, con priorità per le donne. Poi un fondo dedicato ai giovani lavoratori autonomi, per aiutarli nelle necessità finanziarie legate all’avvio di nuove imprese, dall’artigianato alla cooperazione. Per sostenere i ricercatori universitari, poi, sarà aumentato l’importo dei loro assegni di ricerca.
Ma non dimentichiamo gli interventi pensati per migliorare la prestazione pensionistica futura. Per esempio la totalizzazione dei contributi previdenziali. Lo scopo è che non vada perduto nemmeno un euro di quanto i lavoratori flessibili versano. I fondi servono proprio per aiutare a cumulare le diverse gestioni previdenziali a partire dal 2008. Pensando ai possibili spazi di inattività abbiamo pensato anche alla copertura contributiva figurativa dei periodi di non lavoro, commisurata alla retribuzione percepita. Ci sono poi interventi in materia di riscatto della laurea, per renderlo meno oneroso e più conveniente sotto il profilo previdenziale.
Infine l’aumento dell’indennità di disoccupazione, che viene estesa anche ai parasubordinati. E il finanziamento di 30mila stage per neolaureati.

Nella finanziaria 2008, il governo ha inoltre previsto 500 nuove assunzioni da destinare al Ministero per i beni e le attività culturali. Quali saranno le figure professionali coinvolte in questa importante opportunità?

I risultati eccellenti registrati dal turismo culturale rappresentano oramai un importante fenomeno sociale e civile che diventa ricchezza economica. Un fenomeno da valorizzare e che può dare vita a nuove opportunità professionali, di specializzazione e di valorizzazione delle competenze e dei talenti. E allora, dopo anni di blocco totale, abbiamo previsto nuove assunzioni al Ministero per i beni e le attività culturali. Si tratta di 400 nuovi assistenti alla vigilanza, alla sicurezza, all’accoglienza, alla comunicazione e ai servizi al pubblico. Inoltre 100 nuovi architetti, archeologi, storici dell’arte e amministrativi.

Tra gli interventi dedicati ai giovani sono stati annunciati sconti fiscali per l'abitazione in affitto. Ci potrebbe indicare l'entità delle agevolazioni previste e quali sono i requisiti necessari per poterne beneficiare?

Per quanto riguarda la politica degli affitti, abbiamo pensato, innanzitutto, ai giovani lavoratori a basso reddito e agli studenti fuorisede. Le misure introdotte certo favoriscono la redistribuzione, e quindi una maggiore equità sociale, ma anche la dinamica sociale: l’immobilismo è un freno alla crescita economica.
Per i lavoratori tra i 20 e i 30 anni che vanno a vivere in affitto e hanno un reddito fino a 15.493 euro, è previsto uno sconto fiscale di circa 1.000 euro. La detrazione diventa di 500 euro per i redditi fino a 30.987 euro. Questa agevolazione vale per i primi tre anni di decorrenza del contratto, purché i padroni di casa non siano i genitori o gli affidatari. La registrazione del contratto d’affitto che dà diritto alle detrazioni può essere comunicata direttamente al sostituto d’imposta o nella dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui il giovane contribuente si trovi ad avere un’imposta da versare, al netto delle detrazioni per carichi familiari e di lavoro, inferiore all’ammontare della detrazione prevista, è riconosciuto un bonus a copertura della differenza non utilizzabile.
Poi gli studenti universitari fuori sede, con la conferma delle detrazioni del 19% sugli affitti già previste dalla Finanziaria 2007. Una misura importante che abbiamo voluto rinnovare perché centra diversi obiettivi: aiuta i giovani ad uscire di casa, stimola l’emersione del mercato delle locazioni “in nero”( gli studenti universitari fuori sede risultano essere i più esposti) , alleggerisce i costi delle famiglie dei ragazzi che studiano. La norma attualmente in vigore prevede la possibilità di detrarre 2.600 euro annui dalla locazione. Aggiungo che la detrazione riguarda qualsiasi tipo di contratto: non è necessario che si tratti di un contratto per studenti, può essere semplicemente un contratto ad uso transitorio, anche per l’affitto di una stanza o di un posto letto, purché sia a norma di legge.
L’agevolazione fiscale spetta ai genitori per chi è ancora a carico, oppure può essere fatta direttamente sui propri redditi.

Quale suggerimento utile può dare ai giovani per essere una risorsa sempre più competitiva nell'ambito del mercato del lavoro?

Secondo alcuni sondaggi, i giovani italiani non sarebbero molto favorevoli a politiche di liberalizzazione e di apertura. Meritocrazia e concorrenza spaventerebbero di più i giovani italiani rispetto ai loro coetanei tedeschi, inglesi o svedesi. Vorrei che i giovani riflettessero su questo: la ragionevole selezione è la garanzia della giustizia e se il sistema è bloccato, i primi a sbattere contro le barriere all’ingresso sono proprio loro. Un esempio per tutti: la liberalizzazione dei farmaci cosiddetti “da banco” del decreto Bersani, che ha creato nuove occasioni di lavoro per i giovani farmacisti.
I giovani oggi si trovano di fronte a un sistema di rischi, vincoli, ma potenzialmente anche a grandi opportunità, molto diverso da quello delle generazioni precedenti.
Non si è medici se sia ha una laurea ma non si sa fare il proprio mestiere, né ingegneri e quant’altro. La competizione, oggi, è a tutto raggio. Bisogna allora mettere in moto la creatività, l’entusiasmo, l’ambizione. Serve ai giovani ed è essenziale per un’Italia che vogliamo più dinamica. La ripresa del nostro Paese deve avvenire attraverso le idee della generazione più giovane. Poi, certo, le politiche pubbliche devono fare la loro parte, dando l’opportunità ai ragazzi di sperimentare e di mettersi alla prova, garantendo loro più opportunità e riconoscendo sempre più spazio al talento, al merito, alla creatività.


Pubblicato su "RomaGiovani"

Novembre 2007

domenica 9 dicembre 2007

Un fondo da 100 milioni per i prestiti in rosa


Intervista a Barbara Pollastrini
Ministra per i Diritti e le Pari Opportunità
di Cristina Sanna
Un fondo da cento milioni di euro per le imprenditrici che avviano nuove attività. E’ questa la proposta lanciata dalla Ministra per i diritti e le pari opportunità, Barbara Pollastrini, per dare attuazione all’articolo 32 - sostegno all’imprenditoria femminile - previsto nell’ultimo Disegno di legge finanziaria. I criteri di intervento saranno fissati attraverso un decreto emanato dal Ministro per lo sviluppo economico, per il quale la Ministra Pollastrini intende collaborare alla sua stesura. Queste ed altre, le iniziative in atto promosse dal Dipartimento a favore delle aspirazioni e dei bisogni delle donne nel nostro Paese.
Il Disegno di legge finanziaria per il 2008 segna dei passi importanti a favore delle donne intervenendo con misure per promuovere l'imprenditoria femminile e per agevolare il loro inserimento nel mondo del lavoro. Ci potrebbe illustrare, in concreto, di che tipo di interventisi tratta?

Questa è una Finanziaria che declina un principio: non c’è sviluppo se non c’è inclusione sociale, se non si espandono contemporaneamente diritti ed opportunità, se non si equiparano le condizioni di partenza nella società tra donne e uomini, se non si investe nel lavoro femminile e giovanile, se non si superano i conservatorismi di un paese gerontocratico. Mi sono impegnata, fin dal mio insediamento, per un ‘Piano d’azione straordinario per l’occupazione femminile’, in linea con gli obiettivi della Strategia di Lisbona per alzare il tasso di attività di donne, giovani ed over 50, ma soprattutto migliorare la qualità del lavoro femminile, sostenere i percorsi di carriera, rafforzare la presenza delle lavoratrici in posizione di vertice, superare la discriminazione retributiva ed accrescere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, dal momento che i carichi familiari sono ancora quasi esclusivamente sulle spalle delle donne. Se in casa non si guadagnano due stipendi, non si fanno figli: non è un caso che l’unica Regione in cui il numero dei bambini torna a nascere è la Lombardia, che registra quasi il 60% delle donne occupate, contro il 26% della Calabria. In Europa, i Paesi con più alti livelli di fecondità sono quelli in cui il tasso d’attività femminile è più alto e maggiore è l’investimento in politiche di conciliazione e nei servizi alla persona. Se la Strategia di Lisbona fissa al 60% il tasso di lavoro femminile da raggiungere entro il 2010, nel 2006 l’Italia si attesta al 46,3%, rispetto ad una media Ue del 57,4%. Ma nel Mezzogiorno, nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni, sono occupate 35 donne su 100, contro 74 su 100 al Nord. L’Istat rileva che le donne del Sud, anche le giovani, in molti casi hanno smesso di cercare lavoro. Per questo, con la Finanziaria 2008 abbiamo confermato l’agevolazione fiscale per l’assunzione di donne nel Mezzogiorno e nelle aree di crisi, già prevista dalla Finanziaria 2007, cioè lo sconto Irap che permette alle imprese di risparmiare 150 euro al mese per ogni lavoratrice assunta. Per quanto riguarda le iniziative imprenditorialidelle donne, dopo aver verificato in un tavolo di confronto con le stesse imprenditrici la necessità di una revisione del quadro normativo di riferimento, la legge 215 del 1992, con il Ministero per lo Sviluppo Economico stiamo realizzando strumenti innovativi, come un fondo pubblico per il microcredito finalizzato alla creazione e al consolidamento di imprese al femminile, visto che al Nord una azienda su quattro è costituita da un talento femminile ed una su cinque al Sud, e che la mortalità delle imprese femminili è il doppio di quelle maschili. Nella manovra ci sono altre misure che, seppure non specificatamente di genere, hanno una particolare ricaduta sulle donne, che con i giovan ihanno una maggiore discontinuità lavorativa ed hanno quindi più necessità di ammortizzatori sociali. Tra queste la riforma del sistema di totalizzazione dei contributi previdenziali, le facilitazioni per il riscatto della laurea, la copertura figurativa dei periodi di non lavoro per i dipendenti con contratti a termine, l’aumento graduale dell’aliquota dei parasubordinati.
Il Disegno di legge finanziaria per il 2008 prevede,tra l'altro, il rifinanziamento del Fondo destinato a promuovere le politiche di pariopportunità. In quale modo saranno investite queste risorse?

Per il 2008 è previsto un Fondo pari a 50 milionidi euro. Nelson Mandela diceva che ‘abbiamo bisogno di sviluppare una nuova cultura politica basata sui diritti umani’. Quella dei diritti umani e civili delle donne nel mondo è la bussola dell’agire del Dicastero che ho l’onore di guidare. Con il 2007, Anno europeo delle PariOpportunità per tutti, abbiamo avviato una serie di azioni contro le discriminazioni di genere e per orientamento sessuale, su base etnica, religiosa e culturale, relative alle disabilità e all’età che agiranno per un periodo temporale superiore ai 12 mesi, sui quattro temi proposti dall’Ue: diritti, rappresentatività, riconoscimento e rispetto. Ecco perché mi sta molto a cuore l’inserimento,nel pacchetto sicurezza recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, di una norma che permette di concedere il permesso di soggiorno per motivi umanitari alle donne extracomunitariea ai loro figli minori quando siano oggetto di violenze in famiglia o corrano pericoli di vita. Non è una novità che sono le violenze domestiche a costituire l’emergenza maggiore, sia per le italiane che per le immigrate. Quella di permettere la regolarizzazione delle straniere che denuncia noi loro sfruttatori è una soluzione che ha funzionato molto bene per sottrarre alla prostituzione molte donne, giunte in Italia per lavorare e poi finite sulla strada, senza documenti e quindi ancora più ricattabili. Questa è una misura che fa parte del più ampio piano d’azione contro le molestie e le violenze che ha altri due obiettivi immediati: l’approvazione, con la Finanziaria, del fondo di 20 milioni di euro per azioni di sensibilizzazione, campagne preventive, potenziamento dei centri antiviolenza, e dell’Osservatorio contro la violenza sessuale; e il via libera, in tempi rapidi, delle norme sullo stalking e l’omofobia.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in occasione del Convegno ‘Noi donne giuriste’, tenutosi qualche giorno fa, ha lanciato un richiamo affinché ci sia maggiore riconoscenza ai talenti e alle qualità professionali femminili. Secondo lei, nonostante la nostra Costituzione vieti esplicitamente qualsiasi discriminazione fondata sul sesso, per quale motivo, la presenza di dirigenti donne nelle aziende italiane - pubbliche e private - è molto più bassa rispetto a quella degli uomini?

La partecipazione femminile e l’investimento sulla leadership delle donne cresce di pari passo con la domanda di cambiamento e innovazione. L’Italia è molto indietro. Ce ne accorgiamo scorrendo i nomi dei vertici delle imprese, l’elenco dei Rettori, le nomine di Enti e Società. O quando affrontiamo i nodi dell’accesso alla politica e alle istituzioni. Tutto questo ci parla di una società immobile, in cui i meccanismi del normale ricambio delle classi dirigenti ad ogni livello sono come inceppati. E allora servono norme e regole transitorie che ci aiutino a ‘sbloccare’ contesti chiusi, tetragoni. Questa è la filosofia delle più recenti leggi sull’uguaglianza in molti paesi d’Europa.Stiamo lavorando a provvedimenti e normecapaci di aprire ai talenti delle donne istituzioni ai vari livelli, nomine negli Enti, nelle Authorities. E’un tema che investe in pieno la politica. Sul mercato, le aziende che chiudono la porta alle donne perdono competitività, mentre le istituzioni che riducono al minimo la partecipazione femminile perdono di rappresentatività.


pubblicato su "RomaGiovani"
novembre 2007

Speciale sicurezza


USER GENERATED CONTENT
Per comunicare con i pubblici difficili
I bambini sono incidentosi più degli adulti, gli adolescenti sono nell’età dell’incoscienza e i giovani in quella della sottovalutazione del pericolo. Dobbiamo rassegnarci? No, anche perché una coscienza sociale, oggi certamente più matura, pretende che per la sicurezza (tutta la sicurezza: a casa, a scuola, sul lavoro, allo stadio, in discoteca, sulla strada) si faccia di più in termini di informazione, di sensibilizzazione, di formazione, di controlli, di normative, di sanzioni ai responsabili. Per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro, nell’ultimo anno sono state approvate norme fondamentali per migliorare prevenzione e controlli. Ma non basta. Occorre una cultura che ci renda cittadini attenti alla prevenzione prima ancora che lavoratori e datori di lavoro consapevoli delle esigenze di sicurezza. E per stimolare e radicare questa cultura la comunicazione sociale deve fare scelte coerenti con il pubblico di riferimento: i giovani hanno un proprio linguaggio e spesso non riconoscono (alla lettera) i messaggi confezionati da comunicatori e pubblicitari che, per età e codici linguistici, sono fuori target. Quegli spot “forti e traumatici” sulla dipendenza dalla droga, sull’abuso di alcolici, sulla inosservanza delle norme di sicurezza, aggravano soltanto l’ansia della generazione dei genitori e lasciano quasi indifferenti i giovani; oppure scatenano un perverso spirito emulativo in una fascia d’età nella quale troppo spesso si è convinti di dominare il rischio, qualsiasi rischio. Inoltre quegli spot girano sul medium televisivo, poco amato dai nostri figli che privilegiano invece Internet e la modalità Web 2. Una strada praticabile è quella di chiamare lo stesso pubblico di riferimento a contribuire all’individuazione dei contenuti e delle modalità del messaggio (User Generated Content). Nasce così il manifesto ideato per Inail da Solange Pasquettaz, una ventenne valdostana, che invertendo la logica prevalente e “adulta” del messaggio sulla mancata sicurezza (quattro morti al giorno…, la strage quotidiana…, il bollettino di guerra…) gira il casco simbolo, che diventa una culla, e grida con successo ai suoi coetanei e non solo, che “la sicurezza è vita”!
di Marco Stancati *


* Responsabile della Comunicazione Inail e docente di “Pianicazione dei Media” alla SAPIENZA di Roma

Speciale sicurezza


Speciale sicurezza

L’impegno del governo per fermare le ‘stragi’ sui luoghi di lavoro
Parla Cesare Damiano, Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale
A cura di Cristina Sanna



Ministro Damiano il 25 agosto 2007 è entrata in vigore la legge relativa al ‘riassetto e alla riforma della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro’. Ci potrebbe illustrare qualisono le principali novità introdotte dalla normativa?

La legge 123 rafforza innanzi tuttol’apparato sanzionatorio a carico delle aziendeche non rispettano le regole e, al contrario, introduce benefici per quelle virtuose attraverso la riduzione dei premi assicurativi. La norma relativa alla sospensione delle attività, già oggi vigente nei cantieri dell’edilizia, viene infatti estesa a tutti i settori nei quali si dovesse riscontrare la presenza di più del 20% dei lavoratori in nero. Vengono inoltre aggiunte nuove norme relative alla sospensione delle attività nel caso di superamento dell’orario massimo di lavoro, ed è previsto il carcere a fronte di gravi e reiterate violazioni delle norme di tutela esicurezza. La legge, che contiene alcune parti fondamentali immediatamente applicabili, come il coordinamento delle attività di vigilanza a livello sia territoriale che nazionale e l’avvio dei progetti sperimentali nelle scuole e nei corsi di formazione in materia di prevenzione, arriva dopo diecianni di chiacchiere e rappresenta un risultato splendido, frutto di una collaborazione feconda con il Ministro della Salute Livia Turco, della piena unità della maggioranza e dell’importante consenso dell’opposizione. Dal primo gennaio 2008 partirà inoltre l’assunzione di 300 nuovi ispettori, perché non è accettabile che oggi per4 milioni di imprese ci siano solo 4 mila ispettori del lavoro, ed è per questo che il Governo dal suo insediamento ha portato il totale dei nuovi assunti a oltre 1400.

Quali misure e stanziamenti, contenuti nel disegno di legge finanziaria per il 2008, sono rivolti a contrastare il fenomeno degli infortuni sul lavoro?
La Finanziaria 2008 interviene in maniera concreta con uno stanziamento di 50 milioni di euro annui destinatia ll'attuazione della legge sulla sicurezza. La misura rappresenta un risultato fortemente positivo a conferma dell’impegno prioritario del Governo per la tutela della vita, della salute e dell’integrità fisica dei lavoratori. La legge 123 peraltro già prevedeva 40 milioni e 400 milaeuro destinati sia agli incentivi alle imprese sia all'assunzione degli ispettori del lavoro. I 50 milioni aggiuntivi consentono quindi di realizzare gli obiettivi responsabilmente definiti dall’esecutivo nella delega approvata dal Parlamento ad agosto.
Dal rapporto annuale Inail 2006 emerge che il comparto dei lavoratori atipici (soprattutto per quanto riguarda i lavoratori parasubordinati e i lavoratori interinali), ha registrato - nel 2006 - i maggiori incrementi in termini di infortuni (+19 per cento circa rispetto al 2005 per entrambe le categorie). La situazione è analoga per quanto riguarda l’andamento degli infortuni mortali. In quale modo il governo pensa di intervenire a favore dei lavoratori appartenenti a questa categoria?
L’aspetto davvero innovativo della legge 123 sta proprio nell’estensione della normativa sulla sicurezza a tutte le tipologie di lavoro: subordinato, autonomo e parasubordinato.Quando il testo della delega verrà tradotto in decreti legislativi, le numerose misure alle quali ho fatto cenno in precedenza troveranno piena attuazione per ogni tipologia contrattuale, garantendo inoltre il rispetto dei diritti civili e sociali con particolare attenzione alle differenze di genere e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati. Non si possono fare distinzioni: non esistono lavoratori di serie A e di serie B, soprattutto quando c’è in ballo la sicurezza. E siccome gli atipici e gli stranieri sono di fatto i soggetti più deboli, il Governo sta conducendo una lotta serrata contro il lavoro nero e sta puntando con convinzione su interventi volti a favorire la stabilizzazione.
Dal rapporto annuale Inail 2006 emerge, inoltre, un altro aspetto interessante: il calo infortunistico –rispetto al 2005 - è risultato più consistente in agricoltura (-5,2 per cento) e sostenuto anche nell’industria (-2,2 per cento), mentre nel settore dei servizi si assiste a un lieve incremento (+0,2 per cento). Come interpreta questa inversione di tendenza?
La diminuzione degli infortuni in agricoltura e nell’industria nel 2006 è senza dubbio confortante, così come sono incoraggianti gli ultimi dati sulle morti sul lavoro relativi ai primi 8 mesi del 2007. L’Inail ha infatti rilevato un calo di circa cento decessi rispetto allo stesso periodo del 2006, con gli incidenti mortali che sono passati da 867 a 761, anche se il valore è provvisorio e probabilmente subirà un rialzo. Si tratta di notizie straordinarie perchè si parla della vita e della salute delle persone, ed i risultati importanti raggiunti grazie all'impegno del governo, delle associazioni sindacali e delle imprese. I trend registrati dall’Inail sia nel 2006 che nel 2007 non fanno altro che confermare l’efficacia e l’incisività del rafforzamento dell’attività ispettiva che l’esecutivo ha perseguito sin dal suo insediamento. Confidiamo che le norme varate con la legge 123 e le misure previste in Finanziaria consolidino queste tendenze. Per ciò che riguarda i servizi, il trend degli infortuni dal 2002 a oggi è sostanzialmente costante e il lieve incremento dello 0,2% rilevato dal rapporto Inail è in realtà proporzionalmente inferiore all’aumento dell’occupazione nel settore, con un indice di incidenza che negli ultimi quattro anni è sceso dell’11%. Il fenomeno, a mio avviso, è quindi sotto controllo, ma naturalmente il dato andrà ulteriormente analizzato per capirne cause e circostanze e mettere a punto le conseguenti strategie di prevenzione.
Secondo lei le pratiche tipiche di CSR (Cultura dellaResponsabilità d'Impresa) adottate dalle aziende dietro la spinta delle crescenti attese di natura sociale e ambientale, possono contribuire fattivamente all'evoluzione dell'azienda in termini di prevenzione e di diffusione della cultura sulla sicurezza sul lavoro?
Non ho dubbi sul fatto che la cultura della responsabilità sociale delle aziende si esprima in primo luogo nel rispetto della correttezza nei rapporti con i dipendenti. Non esiste etica d’impresa se non si presta la massima attenzione ai temi della prevenzione e della sicurezza sul lavoro. E’ fondamentale che passi il messaggio che si può perseguire un profitto congruo anche osservando le regole del gioco. Quando un lavoratore sa che la sua azienda ha a cuore la salute e l’integrità dei suoi dipendenti, si sentirà effettivamente una risorsa e sarà incentivato a fornire una prestazione qualitativamente migliore.
Pubblicato su "RomaGiovani"
ottobre 2007

I giovani, risorsa strategica per il paese

Il punto di vista di Piero Marrazzo, Presidente della Regione Lazio
A cura di Cristina Sanna
L’Istat ha dichiarato nei giorni scorsi che il numero dei disoccupati è in calo mentre aumenta il numero di chi rinuncia a cercare lavoro. Il dato sulle forze lavoro ha quindi due facce: quella positiva del tasso di disoccupazione che scende (al5,7% rispetto al 6,5% registrato nel 2° trimestre2006) e, quella negativa, riferita al numero degli inattivi che sale di 260 mila unità. Nel Lazio il tasso di disoccupazione, al 2° trimestre 2007, si èattestato addirittura al di sotto della media nazionale (5,6%). Come interpreta questo dato?
La tendenza è sicuramente positiva, pure considerando il peso dei cosiddetti lavori “flessibili” rispetto ai quali in passato si è fatta qualche confusione. In generale si può parlare di buon risultato anche perché inserito nella crescita complessiva del Pil regionale, degli investimenti, delle esportazioni e del numero delle imprese. In questo caso il Lazio è secondo solo alla Lombardia ed è primo a livello nazionale nel saldo tra avvio e cessazione delle attività.
Quali sono, quindi, gli strumenti messi in campo dalla Giunta Marrazzo per contrastare il fenomeno della disoccupazione e precarietà nel lavoro giovanile?
Sono ormai noti gli effetti che l’applicazione della Legge 30 ha avuto in questa regione. Invertire questa tendenza è un dovere. Naturalmente creare certezze non è una cosa facile, in particolare a favore di quelle categorie sociali più soggette, di altre, alle numerose forme di pressione. Quello che è certo è che la flessibilità deve essere uno strumento per facilitare l’accesso al mondo del lavoro, ma con l’obiettivo di una stabilizzazione.Una coerente politica nazionale di emersione del lavoro nero e di scoraggiamento del ricorso selvaggio ad una certa “flessibilità” consentirebbe alle istituzioni locali di avere gli strumenti per attuare controlli più severi e puntuali, predisporre interventi specifici per i lavoratori parasubordinati, riconoscere forme di sostegno al reddito, come stiamo facendo con la proposta di legge regionale sul reddito sociale garantito, e infine spingere con forza su una vera politica della formazione, come abbiamo già fatto con l’approvazione della legge sull’apprendistato che ha l’obiettivo di avvicinare il mondo giovanile alle imprese e per la quale abbiamo stanziato, nel 2007, 5 milioni di euro.I n generale, nel nostro bilancio sono previsti 60 milioni di euro in tre anni provenienti da fondi regionali, nazionali ed europei, per favorire la regolarizzazione del precariato ma anche 18 milioni di euro per la stabilizzazione degli Lsu, 37,5 milioni di euro per la l. 236 relativa alla formazione e ricollocazione dei lavoratori delle aziende in crisi.
Dal Rapporto Annuale Inail 2006 emerge che il Lazio si conferma la regione con la frequenza d’infortuni più bassa. Attraverso quali interventi state affrontando il tema della salute e sicurezza sul lavoro?
La Giunta ha già fatto molto in questo campo. Vorrei ricordare che al nostro arrivo abbiamo trovato una spesa per la sicurezza sul lavoro che rappresentava solo il 3% delle risorse del fondo sanitario regionale, mentre la media nazionale è del 5%. Noi abbiamo prontamente invertito questa tendenza e nel triennio 2006-2008 sono stati previsti 14 milioni di euro all’interno del Programma di interventi straordinari per la sicurezza sul Lavoro. Abbiamo inoltre intensificato l’azione di controllo. Proprio lo scorso agosto il Consiglio Regionale ha inoltre approvato la“Legge sulla tutela del lavoro e sul contrasto e l'emersione del lavoro non regolare”. Attraverso la normativa verranno rafforzate le tutele di tutti i lavoratori ed in particolar modo di quelli più esposti alle incertezze della precarietà e del lavoro nero. Previste anche condizioni vincolanti per il rispetto dei requisitidi regolarità e legalità dell'organizzazione del lavoro per le imprese che intendono accedere a finanziamenti nazionali o comunitari o che vogliono partecipare a gare d'appalto regionali. E poi c’è il Piano Pluriennale per le politiche attive del Lavoro 2007-2007 e del Programma operativo del Fondo sociale europeo (POR) che mette a disposizione del Lazio 736 milioni di euro in sette anni per la formazione e lo sviluppo di nuova occupazione.
Secondo lei, nella nostra regione, quali sono i settori occupazionali rivolti ai giovani in cui la domanda è più bassa rispetto all’offerta e, quindi, dove è possibile collocarsi con più facilità?
Certamente nel campo dei servizi alle imprese, del turismo, di una nuova impostazione di fare agricoltura e nel settore delle nuove tecnologie. Ma, come dimostra anche la direzione delle nostre scelte, i giovani devono essere in grado di costruirsi una professionalità, una capacità di rappresentare una risorsa. Dobbiamo operare nella lotta al precariato proprio per evitare che vengano umiliate le professionalità da rapporti contrattuali privi di qualunque valorizzazione delle competenze.
Pubblicato su "RomaGiovani"
ottobre 2007