mercoledì 10 giugno 2009

Il sessismo linguistico: un contributo collettivo al dibattito


Mi è appena pervenuta una lettera firmata da diverse lettrici e lettori, che mi pare meriti di essere pubblicata qui, in tutta evidenza, e non nell’area riservata ai commenti. Si aggiunge al commento di un’altra lettrice (Ivana Palomba) al mio precedente intervento e contribuisce al dibattito sul sessismo linguistico che in quell’intervento mi auguravo potesse avviarsi e al quale, spero, saranno ancora molte e molti a partecipare.
Massimo Arcangeli

Alle redattrici, ai redattori, alle lettrici e ai lettori di Repubblica
Vogliamo invitarvi a riflettere su un argomento a proposito del quale i mezzi di informazione possono avere una grande influenza. Negli ultimi giorni, in due importanti inserti su questo giornale, sono apparse espressioni poco rispettose della “parità di genere”. Il primo è il blog del professor Arcangeli, che, interpellato da una professionista su come usare i titoli professionali al femminile, consiglia espressioni come “la ministro”; il secondo, ancora più incredibilmente, è l’appello delle donne “Per una Repubblica che ci rispetti”, le cui firmatarie, cittadine illustri di questo Paese, si definiscono: sindaco, deputato, commendatore, e sono tutte donne.
Ora, la grammatica italiana è molto chiara: i nomi in –o formano il femminile in –a. Ragazzo/ragazza, maestro/maestra. Direste mai il maestra? O il casalinga? O l’uomo infermiera? E quindi: ministra, avvocata, sindaca, deputata. Se a qualcuno ‘suona male’, vuol dire che c’è un pregiudizio, uno stereotipo che sta facendo capolino. Non è il vocabolo ad essere strano, è il suo significato. La grammatica parla chiaro, quindi il problema non è la forma, ma ciò a cui essa rimanda. Non siamo abituati a queste parole al femminile perché le donne non hanno mai ricoperto quelle posizioni. Ora che le ministre, le avvocate e le architette ci sono, usiamo le parole giuste, perché l’eccezione del vocabolo (un nome maschile con un articolo femminile) richiama l’eccezionalità del significato: finché useremo espressioni anomale per indicare le donne, la loro presenza in posizioni di prestigio sarà sempre percepita e perpetuata come un’anomalia.
E non basta: sappiamo bene che se la sindaca suona male, le sindache suona malissimo, ma ciò non vuol dire che sia sbagliato; anzi, è la conferma di quanto appena detto: se la sindaca è rara e si fa fatica a trovarne una al singolare, figuratevi quante possibilità ci sono di usare questo nome al plurale! E meno si usa, più suona strano.Quindi, coraggio: cominciamo ad usarlo!
La scelta delle parole è importante perché la lingua in cui ci esprimiamo veicola il nostro pensiero. Non siamo razzisti, e le nostre parole sono coerenti col nostro pensiero. Non siamo nemmeno sessisti: e non dovranno esserlo nemmeno le nostre parole!
Chiamereste mai “negro” un vostro conoscente di colore? E la persona che vi pulisce casa, la chiamereste “serva/o”? E il netturbino, che tutte le mattine si sobbarca l’ingrato compito di pulire le strade della città, lo chiamereste monnezzaro? È chiaro che no, perché abbiamo sviluppato la consapevolezza che questi vocaboli sono portatori di pregiudizi e li abbiamo coscientemente, volutamente sostituiti con altri più rispettosi, grazie anche all’aiuto delle istituzioni e dei mezzi di informazione, tra cui la stampa, appunto.
Da oltre due decenni studiose e studiosi italiani affrontano il problema del sessismo linguistico e concludo con le parole di una di loro, Alma Sabatini: “Quando ci si vergognerà altrettanto di essere considerati “sessisti” molti cambiamenti qui auspicati diventeranno realtà “normale”.
I cambiamento possono essere incoraggiati, se si crede in essi: questa lettera è il nostro piccolo contributo.

Post scriptum: per i dubbi linguistici relativi al femminile, esiste un ottimo strumento: Il genere femminile nell’Italiano di oggi: la norma e l’uso, realizzato da Cecilia Robustelli, docente di Linguistica Italiana all’Università di Modena e Reggio Emilia, su incarico della Direzione Generale per la Traduzione della Commissione Europea nel 2007.

Sottoscritto da un gruppo di lettrici e lettori diversamente impegnati nei campi dell’insegnamento scolastico e universitario, della ricerca scientifica, della cultura e della comunicazione:

Raffaella Anconetani, Docente di italiano e latino presso il Liceo Scientifico di Roma
Rossana Annacondia , Docente di materie letterarie, latino e greco – Liceo “Virgilio” di Roma
Maria Antonietta Berardi, Dirigente T. A. presso il CNR-IBF
Francesca Brezzi, Professoressa di Filosofia morale, “Roma Tre”
Marcella Corsi, “Sapienza” Università di Roma
Livia De Pietro, Prof.ssa di Lettere e critica letteraria
Aureliana Di Rollo, Prof.ra Liceo “Foscolo” di Albano L.
Maria Pia Ercolini, Docente di Geografia, IIS “Falcone” di Roma
Renata Grieco Nobile, Professoressa, Scuola Media di Riano
Alessandro Gentilini, Professore a contratto all’Università “Sapienza” di Roma
Simona Luciani, Prof.ra, Liceo “J.F.Kennedy” di Roma
Nadia Mansueto, Docente di Italiano e Latino al Liceo Classico “Socrate” di Bari
Rosanna Oliva, Presidente di “Aspettare stanca”
Maria Nocentini, Docente di Italiano e Latino al Liceo “Joyce” di Ariccia (Roma)
Cristina Sanna del Com. Pari Opportunità dell’Università Tor Vergata
Maria Serena Sapegno, Prof. di letteratura italiana ‘Sapienza’ Università di Roma
Ilaria Tanga, Radiologa, Ospedale Civile “Paolo Colombo” di Velletri
Maria Cristina Zerbino, Docente di materie letterarie, latino e greco, Liceo “Montale” di Roma

martedì 12 maggio 2009

Flexsecurity: un modello di lavoro pensato ad hoc per le nuove generazioni

Una proposta moderna per la promozione del lavoro stabile

Approda in Senato il progetto di legge proposto da Pietro Ichino (d.d.l. n. 1481/2009) per la transizione a un regime di flexsecurity: una proposta normativa moderna sull’intero spettro della vita lavorativa, articolato secondo le vere necessità di un mercato che non privilegi più soltanto gli iper-protetti, ma sappia essere amico anche dei lavoratori flessibili. Insomma, un buon progetto. Nell’ultimo anno la proposta ha fatto, politicamente, molta strada, tanto che la lista di coloro che si sono pronunciati a suo favore è abbastanza estesa.
Il progetto, cui il disegno di legge si ispira, rientra fra quelli comunemente indicati con l’espressione “contratto di lavoro unico a stabilità crescente” e ha per obiettivo l’introduzione in Italia della flexsecurity, quel modello da tempo applicato con successo soprattutto in paesi del nord Europa. Da quando, nel 1997, si iniziò a parlare di riforma dell’articolo 18, il piano si é andato molto affinando. In sostanza il nuovo contratto di lavoro é per tutti a tempo indeterminato; in caso di licenziamento per motivi non disciplinari (e quindi non soggetto a controllo giudiziale) le imprese devono versare al lavoratore una cifra pari a una mensilità per ogni anno di anzianità di servizio. Il disegno prevede, infatti, per ogni nuova assunzione un periodo di prova di sei mesi: superato questo termine, il licenziamento per mancanza grave del lavoratore e il licenziamento discriminatorio restano soggetti al controllo giudiziale, con applicazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Invece è sottratto al controllo giudiziale - salvo che il lavoratore abbia raggiunto i 20 anni di anzianità di servizio - il licenziamento per motivi economici od organizzativi, che resta a carico dell'azienda. In questo caso, l’impresa dovrà, dunque, indennizzare il lavoratore di un danno in cui confluiscono due componenti: quello normalmente conseguente all’interruzione del rapporto, consistente nella dispersione di professionalità specifica e nella perdita di rapporti personali con colleghi e interlocutori esterni all’azienda, e quello eventuale correlato al periodo di disoccupazione conseguente alla perdita del posto.
Il lavoratore licenziato deve sottoscrive un “contratto di ricollocazione” in virtù del quale percepisce - finché perdura la sua disoccupazione - un’indennità pari al 90% dell’ultima retribuzione per il primo anno, dell’80% per il secondo, del 70% per il terzo e del 60% per il quarto. La chiave di volta contenuta nella proposta é l'istituzione del consorzio paritetico tra aziende e sindacati: esso eroga il trattamento di disoccupazione e un servizio di assistenza intensiva per la ricerca di una nuova occupazione, con corsi di formazione e riqualificazione e attività di outplacement, a cui il lavoratore è obbligato a partecipare secondo un orario settimanale analogo a quello di lavoro praticato in precedenza. Il lavoratore può in qualsiasi momento, anche senza preavviso, rinunciare al proprio trattamento di disoccupazione, come allo stesso modo l’ente può recedere dal contratto qualora il lavoratore sia inadempiente oppure abbia rifiutato in modo ingiustificato un’opportunità di lavoro o iniziative di riqualificazione che gli siano state proposte.
Il finanziamento dell’ente bilaterale erogatore del trattamento economico e dei servizi ai lavoratori licenziati è interamente a carico dell’impresa o gruppo di imprese firmatarie del contratto istitutivo, le quali potranno peraltro avvalersi dei contributi del Fondo Sociale Europeo per le attività di informazione, orientamento e riqualificazione professionale mirata, nonché per quelle di assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione. La determinazione dell’entità del contributo a carico delle imprese è disciplinata dallo Statuto dell’ente, il quale è vincolato tuttavia a prevedere un meccanismo bonus/malus che premi le imprese più capaci di praticare il manpower planning o comunque una gestione del personale che eviti i licenziamenti, e determini, viceversa, una penalizzazione delle imprese le cui politiche del personale portino a un più frequente ricorso ai licenziamenti. Il finanziamento dell’ente esonera, tra l'altro, l’impresa dalla contribuzione all’Inps per l’assicurazione contro la disoccupazione.
Il nuovo regime si applica a tutti i nuovi assunti nelle imprese interessate ad acquisire questa nuova flessibilità facendosi loro carico della sicurezza, mentre i lavoratori già in forza possono decidere a maggioranza di aderirvi.
Cristina Sanna

giovedì 5 marzo 2009

In arrivo i bandi regionali per una buona occupazione




Intervista all'Assessore al Lavoro, Pari opportunità e Politiche Giovanili della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi

Assessore Tibaldi, nei giorni scorsi avete pubblicato un bando mirato a contrastare il lavoro irregolare. Ci potrebbe illustrare nel dettaglio in cosa consiste?
Il bando è destinato a tutti quei soggetti disoccupati, precari o svantaggiati, che rischiano, a causa della crisi che stiamo vivendo, di scivolare in un'area di lavoro nero o sommerso. Il bando però si concentra soprattutto sulla prevenzione. Lo scopo è quello di eliminare situazioni di lavoro non tutelate e non protette, in attuazione della Legge Regionale n. 16 del 2007, appunto, di lavoro nero e sommerso e nell'ambito di un quadro di interventi previsti da un pacchetto di fondi - comunitari, nazionali e regionali - stanziati per contrastare il fenomeno e rilanciare l'occupazione. Quindi, attraverso il bando verranno messi a disposizione dieci milioni di euro. Tali risorse, saranno gestite da un soggetto esterno alla amministrazione, il cosiddetto Organismo Intermedio della Sovvenzione globale, che agirà sulla base di indirizzi operativi forniti dal nostro Assessorato. I lavoratori, la cui assunzione potrà essere accompagnata dall'incentivo, dovranno essere nelle condizioni di svantaggio indicate dal regolamento comunitario 800/2008, ossia essere disoccupati da almeno sei mesi, con bassa scolarizzazione, che vivono da soli o con carichi familiari e "over 50".

Il secondo bando invece si pone come obiettivo quello di favorire le fasce più deboli del mercato del lavoro. Quali sono le categorie di beneficiari coinvolte?
Il bando si rivolge ai disabili, prevedendo in particolare misure di tipo sperimentale, come quella di favorire condizioni di lavoro autonomo, o la creazione di imprese, rivolgendosi nello specifico ai disabili. Pensiamo a quei lavori di tipo artigianale o a quelle attività che ricadono nell'ambito dei servizi, del commercio o dell’innovazione tecnologica. Il bando, offre la possibilità a queste persone di potersi mettere in proprio. Altre misure, sollecitate tra l'altro da molte imprese, sono quelle che permettono alle aziende, per esempio, di assicurare servizi di trasporto con cui garantire il trasferimento del lavoratore disabile, dalla sua abitazione al luogo di lavoro e viceversa. Inoltre sono previsti contributi di tutoraggio e per il telelavoro. Si tratta, dunque, di mettere a disposizione delle imprese, una serie di strutture e infrastrutture mirate a incentivare e agevolare le stesse ad assumere un lavoratore diversamente abile. Per entrambi i bandi è possibile avere delle ulteriori informazioni consultando la sezione bandi attivi del sito www.portalavoro.lazio.it.

Nei giorni scorsi avete anche presentato una proposta di legge istitutiva del reddito minimo per disoccupati, inoccupati e precari. Ci potrebbe illustrare quali sono nel dettaglio gli ammortizzatori sociali contenuti in tale disegno di legge?
Si tratta di una proposta di legge che riguarda il reddito minimo garantito, una misura innovativa che consentirà ai disoccupati, inoccupati e parzialmente occupati, e quindi precari, di usufruire per un anno di un reddito mensile di 500 euro e di programmi formativi, attraverso l'erogazione di voucher. Comprende, quindi, una forma di reddito diretto e misure di sostegno indirette. I beneficiari saranno i disoccupati di lunga data, coloro che non hanno mai lavorato e tutti quei precari che hanno perso il lavoro entro il 31 dicembre 2008, fenomeno questo soprattutto diffuso nelle donne. Per poter usufruire delle misure di sostegno previste dalla norma, è necessario essere residente sul territorio del Lazio da almeno 24 mesi e, tra i requisiti richiesti, verrà preso anche in considerazione l'indice Isee, ma non sarà questo un elemento discriminante, proprio perchè questa legge è pensata come sostegno alla persona. Nei prossimi giorni la proposta di legge verrà approvata dall'aula della Pisana, e diventerà una prima significativa sperimentazione di questo nuovo diritto di cittadinanza per il nostro Paese.

Assessore Tibaldi, la Cgil ha lanciato un allarme preoccupante: la cassa integrazione è in aumento, cresce la disoccupazione, soprattutto quella femminile, e tracolla il settore degli autonomi. E proprio in favore della occupazione femminile lei ha presentato di recente il Piano di interventi mirati a rilanciare il mercato del lavoro in rosa. Ci potrebbe illustrare quali sono le misure previste a sostegno di questa categoria?
Il Piano dovrebbe andare in giunta nei prossimi giorni e contiene una serie di misure che vanno dalla conciliazione alla creazione di nidi territoriali e di distretto. Il piano è orientato, inoltre, alle politiche di prevenzione di emersione del lavoro sommerso per le donne, e prevede percorsi di tirocinio mirati alla ricollocazione nel mercato del lavoro, dopo l'esperienza della maternità. Comprende, infine, interventi molto impegnativi rivolti alle giovani laureate e ricercatrici e a tutte coloro che rientrano nel mondo delle cosiddette professioni immateriali, che hanno a che fare con la conoscenza, il sapere e la comunicazione e che rappresentano oggi una larga fetta del lavoro moderno.
Cristina Sanna




domenica 1 febbraio 2009

In arrivo ammortizzatori sociali per i lavoratori in bilico

Il record del precariato spetta alla regione Calabria. Gli atipici di lunga durata hanno fra i 30 e i 40 anni, ma ci sono anche gli over 50, fuoriusciti dalle imprese in crisi. Sono più donne che uomini.

Gli effetti della crisi economica e la stretta sui precari della PA attuata dal ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, condurrà alla perdita del posto di lavoro per oltre 300 mila precari. Per questo il governo ha pensato ad una riforma che punta al rafforzamento degli ammortizzatori sociali e alla estensione delle tutele per coloro che ne sono privi. Le risorse già previste dall'esecutivo consentiranno di ampliare, rispetto al 2008, il bacino dei soggetti da tutelare. L’appartenenza settoriale, la dimensione di impresa e la tipologia dei contratti di lavoro, non saranno più un elemento di esclusione. Gli ammortizzatori verranno, dunque, estesi ai dipendenti con meno di 15 addetti, lavoratori del terziario, interinali, collaboratori a progetto e, a chi aveva già diritto alla indennità ma aveva superato il periodo massimo. Ne potrenno benefeciare solo i lavoratori atipici che hanno maturato un reddito che va dai 5mila ai 13mila euro. Per aiutare questa categoria il Governo sta pensando di introdurre un voucher mensile, poniamo di 1000 euro, che contenga 500 euro di reddito e 500 euro da spendere in formazione. Attualmente la proposta, contenuta nel dl anticrisi, ha superato il vaglio delle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera e del Senato. Il provvedimento è diventato legge lo scorso 28 gennaio 2009.
Introdotti in Italia nel 1996, i contratti atipici coinvolgono una platea di circa 4 milioni di lavoratori (tra settore pubblico e privato), di cui il 43% si trova in condizioni di precarietà da oltre tre anni, il 13% da oltre dieci anni. Parliamo di circa 800 mila collaboratori a progetto, 600 mila a «somministrazione» (quelli che una volta si chiamavano interinali), 2 milioni e 250 mila lavoratori a tempo determinato, 125 mila collaboratori occasionali, 190 mila professionisti in possesso di partita Iva, tra i quali la maggior parte svolge attività in una sola azienda, per un totale del 15% dell'intera forza lavoro. Il lavoro a termine riguarda dunque 10 persone su 100, e queste diventano 24 su 100 tra i giovani e 12 su 100 tra i residenti nel Mezzogiorno.

sabato 20 dicembre 2008

¡Feliz año nuevo!

Año nuevo
Por Cristina Sanna

Que todos mi deseos se cumplan. Que todo el mundo se ir satisfecho por haber logrado cumplir lo que aspiraban. Que solo los deseos que tienen buenos sentimientos sean realidad. Que los deseos malos se conviertan en polvo.
Que mi hijo siga navegando por la adolescencia con amores contrariados y sin heridas mortales. Que mis padres cumplan mucho más. Que mi marido siga viajando sin peligro. Que mis amigos quieran seguir siendo mi familia y que mi enemigos se olviden de nosotros.
Que acabe de conseguir el trabajo de mi vida y que siga escribiendo. Que mis apasionados lectores sigan leyendome.

Que los jóvenes descruban la pasión por la politíca. Que los politicos corruptos dejen el puesto a las generaciones futuras. Que los politicos oxidados se jubilen y que reciban una pensión de ancianidad sin privilegios. Que todo el mundo reciba la pensión cuando termine el tiempo de trabajar. Que los jóvenes quieran recuperar el tiempo perdido. Que los jóvenes sean más curiosos de aprender, conocer y leer.

Que termine la corrupción. Que la casta se debilite. Que el dinero público sea mejor invertido en viviendas, transporte público, sanidad y cultura. Que la deuda público desapazca. Que los empleados públicos sean más responsables. Que se permita el despido contra los que no hacen nada. Que se introduzca el despido en las oficinas públicas. Que se cierren las universidades que han regalado a sus estudiandes, en cambio de dinero, los exámenes. Que todos lo que han recibido estos regalos se queden en casa.

Que los medios de comunición sean más imparciales. Que la información sirva para lograr la plena democracia. Que la programación de las cadenas de televisión deje de dar verguenza ajena. Que los periódicos difundan una cultura de la realidad. Que se recuerde a Gabriele Sandri, para que a la injusticia tremenda de su muerte no se sume el crimen inconcebible de otras muertes iguales. Que el fútbol sea más jocoso y gozoso.

Ahora, para los más perezosos, quiero escribir 12 deseos para la nochevieja[1], para cuando se come un uva por cada toque de campana y con la última, se entra en el nuevo año.

1) Que se abola en todo el mundo la pena de muerte
2) Que no se abondonen más a los niños
3) Que los niños vuelvan a jugar con los jueguetes y que dejen de jugar, por siempre, con los videojuegos
4) Que las guerras y las guerrillas terminen;

5) Que se realice la paz en el mundo.
6) Que se encuentren los medicamentos para curar la enfermedad más grave de nuestro tiempo;
7) Que no se conozcan nuevas enfermedades;
8) Que a los probres le toque la loteria

9) Que termine el hambre en el mundo, la violencia sexual infantil y la violencia sobre las mujeres
10) Que se libere a todos los secuestrado
11) Que este mundo deje de dar miedo
12) Que se desarrolle una vida mejor para todos


[1] En España la tradición de Nochevieja más extendida es la de las doce uvas, que tuvo sus orígenes en Alicante, en 1909, año en el que unos viticultores alicantinos la iniciaron para dar salida a un excedente de cosecha. Consiste en comerse una uva cada campanada que da el reloj a las 12 de la noche el día 31 de diciembre.
Se dice que quien no coma las 12 uvas antes de que terminen las campanadas tendrá un año de mala suerte.
Cada ciudad de España tiene un lugar particular para recibir el Año Nuevo. El más conocido e importante es la Puerta del Sol en Madrid. Allí se reúnen miles de personas frente a un reloj centenario. Despues de las 12 campanadas ya en el año nuevo es muy común felicitarse el año con todos los familiares de la cena y llamar a todos los que están fuera. Despues se brinda con champán, cava o sidra.
Este evento se retransmite en directo por la televisión. Los españoles desde sus casas esperan el momento de la primera campanada para comer las doce uvas, 36 segundos antes de la medianoche. Se come una uva cada tres segundos, una por cada campanada. Previamente, antes de las campanadas, baja una bola metálica del reloj y suenan cuatro cuartos (que algunas personas confunden con el inicio de las campanadas).

En la Nochevieja de 1989, la locutora de Televisión Española Marisa Naranjo se equivocó y anunció como cuartos lo que eran en realidad ya las campanadas. De esta forma, involuntariamente, dejó a todos los españoles sin poder tomar las uvas. Al día siguiente, la noticia apareció en todos los medios de comunicación. Hoy en día, aún se recuerda ese famoso gazapo televisivo.

Insegnare la letteratura italiana e straniera in un'ottica di genere

In occasione dell'incontro di aggiornamento per docenti "Insegnare la letteratura italiana e straniera in un'ottica di genere" che si è tenuto a Roma lo scorso 16 dicembre presso la Biblioteca comunale Rugantino, Laura Silvestri, Presidente del Comitato per le Pari Opportunità di Tor Vergata, è intervenuta evidenziando la stretta relazione tra disciplina letteraria e genere femminile.

I primi a far emergere questa affinità, dice la Presidente, furono letterati e scrittori come Diderot, Balzac e Becher. La Silvestri, venne "folgorata sulla via di damasco" quando riprese in mano il famoso romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert. Fu allora che decise di dedicarsi allo studio della letteratura di genere. Perchè, quindi, parlare di questa disciplina in un'ottica di genere? Sicuramente, fa notare la Presidente del Cpo, perchè è il primo campo in cui la donna si afferma. Ma anche, aggiunge con un pizzico di ironia, per sfatare "la grande esclusione" avanzata da Platone quando affermò che la polis poteva essere gestita da filosofi e non da scrittori, ritenuti troppo emotivi. La ragione del parallelismo tra la donna e l'esclusione individuata da Platone - spiega la Silvestri - risiede nel fatto che l'emotività, essendo considerata una caratteristica tipica femminile, fa sì che anche la donna rientri in questa categoria di esclusi.

La figura femminile è un essere pensante, al pari dell'uomo, ma la sua mente si caratterizza per essere a rete, ossia per riuscire a tenere unite tante cose contemporaneamente. E il suo pensiero, espresso, anche e non solo, attraverso la disciplina letteraria, ha segnato importanti tappe nella storia dell'evoluzione dei comportamenti delle donne. A detta della Silvestri, sono infatti diversi gli esempi che ci riportano all'emancipazione femminile. Da Emilia Pardo Bazá che pubblicherà, nel 1800, la questione sul naturalismo francese, quando in Spagna era ancora considerata uno scandalo, a Suor Juana Inés de la Cruz, straordinaria figura femminile, una tra le maggiori poetesse dell’epoca barocca messicana e tra i più grandi letterati di tutta la letteratura ispanoamericana. Contrassegnata da un forte temperamento e da doti intellettuali non comuni, la Cruz riuscì in un primo tempo a sfuggire alle rigide regole imposte alla vita delle donne dell’epoca, ma che successivamente costituirono il maggiore ostacolo alla realizzazione della sua più grande aspirazione - una vita interamente dedicata agli studi - prerogativa che a quei tempi veniva riconosciuta solo agli uomini. Senza trascurare le Madri de la plaza de Mayo, semplici donne, madri "pazze" di dolore per la scomparsa dei figli, che poco per volta hanno trasformato il loro dramma in un’azione collettiva per capire e cambiare il mondo, per diffondere una cultura dei diritti civili in opposizione alla dittatura argentina.

L'incontro del 16 dicembre fa parte del Progetto Sui Generis, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità, organizzato dall'I.i.s. Giovanni Falcone e I.i.s. Carlo Urbani di Roma.
Il prossimo 13 gennaio 2009, alle ore 15,00 (Biblioteca Rugantino di Roma), Laura Silvestri e Cristina Sanna parleranno de "I Saperi e le esclusioni di ambo i sessi"

mercoledì 26 novembre 2008

In linea il nuovo portale "gioventu.it"


Intervista al ministro Giorgia Meloni


E' stato lanciato alcuni giorni fa il nuovo portale interamente dedicato alle politiche giovanili avviate dal governo Berlusconi. A presentarlo è il ministro Giorgia Meloni con «poche parole, quelle necessarie, come è prassi nel mondo del web». Ma soprattutto "la parola a voi giovani" (ndr). Infatti, il nuovo sito proposto dal ministro della Gioventù è «un sito aperto, una sorta di piazza virtuale dove è possibile non solo ricevere informazioni istituzionali, ma anche scambiare opinioni e proposte».

Ministro Meloni da alcuni giorni è in rete il nuovo sito "gioventu.it". Nel comunicato di presentazione lei parla di una «rottura con i meccanismi consolidati della comunicazione istituzionale». Quali sono, quindi, gli aspetti innovativi che caratterizzano il nuovo portale?
Quando abbiamo messo in cantiere il nuovo sito del ministero abbiamo immaginato un luogo che pur mantenendo la caratteristica di essere un sito istituzionale, aprisse le porte al confronto con i giovani ai quali è dedicato. Per questo abbiamo scelto di evitare una comunicazione unidirezionale, della serie: “Vi facciamo vedere noi come si fa”. Piuttosto abbiamo scelto di coinvolgere direttamente la gioventù italiana nella stessa sfida: partecipare al destino della propria generazione e contestualmente a quello della propria comunità nazionale. Si tratta certamente di una “rottura” con i meccanismi consolidati della comunicazione istituzionale. Come tutti i progetti sperimentali, anche quello che riguarda il nostro sito è in continua evoluzione. Per sondare la risposta dei ragazzi abbiamo aperto ai commenti liberi una parte del sito: chiediamo ai ragazzi di intervenire su un tema specifico che cambia una volta al mese. E’ un modo che secondo noi serve a incanalare il dibattito e renderlo più costruttivo rispetto ad un generico sfogatoio, di cui il web pullula di per sé. Le prime settimane sono state positive. I ragazzi hanno partecipato in maniera costruttiva e perciò, probabilmente, allargheremo pian piano l’area del dialogo.


Tra i temi di Gioventu.it c'è anche quello di promuovere un'autentica rivoluzione del merito. Ci potrebbe illustrare quali provvedimenti intende avviare a favore dei giovani talenti e per facilitare il loro inserimento nel mercato del lavoro?
Spesso in Italia si ha la sensazione che ai ragazzi venga proposta la ricerca della scorciatoia, come se l’obiettivo fosse quello di creare una generazione di “furbetti per il piacerino”. Io credo che ciò sia esattamente il contrario di quello che i giovani desiderano. Dalla generazione precedente e anche dal governo, secondo me i ragazzi si aspettano fiducia, valori ideali, esempi positivi, ma soprattutto il riconoscimento della meritocrazia. Abbiamo in cantiere alcuni progetti. Il primo, in collaborazione con il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta. Si tratta del programma “Mille Talenti”. L’idea nasce da un libro di Roger Abravanel intitolato “Meritocrazia”, e contiene il proposito di formare e valorizzare 1000 giovani italiani da inserire nella pubblica amministrazione. Il piano dovrebbe essere strutturato in diversi programmi, coordinati fra di loro attraverso la selezione progressiva dei migliori 10, 100 e 1000 giovani laureati italiani, sulla base di un apposito test nazionale. Naturalmente, con il coinvolgimento della Scuola Superiore di P.A. L’obiettivo è quello di realizzare tre gruppi che ricevano adeguate borse di studio, una formazione eccellente e prospettive di carriera adeguate, per poter essere da subito inseriti nelle amministrazioni centrali e periferiche, nazionali ed internazionali.

E per quanto riguarda invece la sezione dedicata alla "meglio gioventù", quali contenuti presenta?

I mass media raccontano la generazione dei ragazzi di oggi come composta da giovani criminali, fatta di bulli e teppisti o, quando va bene, sedotta dall’esempio dei protagonisti più insignificanti della tv, del tutto priva di una missione civile, spirituale o politica che sia. E’ il ritratto distorto dei giovani italiani di oggi. Io insisto: i giovani non sono solo una massa di parassiti nullafacenti che rifuggono le responsabilità. E’ vero che oggi la nostra gioventù subisce un bombardamento incessante di messaggi sbagliati, programmi sbagliati, esempi sbagliati. Ma è proprio nel modo di resistere a tutto questo che si rivelano le qualità straordinarie di questa generazione. Basterebbe solo un po' di buona volontà per scoprire una realtà giovanile molto diversa nell’Italia di oggi. Esistono mille storie quotidiane di solidarietà, di coraggio, di genio e talento che purtroppo non hanno mai avuto la ribalta della cronaca o l’hanno avuto solo per qualche attimo. Uno degli obbiettivi che mi sono posta con il mio ministero è proprio quello di raccontare, portare alla luce questi esempi. Abbiamo creato una sezione del sito apposita, in cui racconteremo storie vere di uomini e donne tra i 15 e i 35 anni. Storie che saranno raccontate e segnalate sia da scrittori famosi sia dai ragazzi. La prima ad esempio è stata scritta da Federico Moccia, un autore particolarmente vicino ai giovani. Accanto pubblichiamo storie raccontate da chi famoso non è ancora, ma conosce una storia che ritiene vada la pena di essere conosciuta e ha voglia di cimentarsi nell’arte del racconto. Non si deve far altro che spedirla per mail all’indirizzo segnalato sul sito: le migliori saranno pubblicate.

Nel portale c'è spazio anche per le comunità giovanili. In cosa consistono e quando saranno attivate?
Le Comunità giovanili sono degli spazi di aggregazione dedicati ai giovani e organizzati da giovani che non abbiano superato i 35 anni. Luoghi reali nei quali sia possibile navigare in internet, leggere giornali, fare musica, teatro, cinema, sport, pittura, fotografia, poesia, ma anche riscoprire i saperi tradizionali. Spazi nei quali organizzare convegni, corsi, laboratori e dove maturare relazioni, attitudini personali e vocazioni. L’obiettivo è offrire alle giovani generazioni degli spazi che rappresentino un’alternativa alla noia e al disimpegno, che spesso sono alla base di fenomeni di disagio, soprattutto nelle periferie delle grandi città metropolitane e in alcune realtà del meridione.
Le Comunità vengono promosse con pochi vincoli statutari: assenza di fini di lucro, democraticità dell’accesso alle cariche, elettività delle cariche tra i soci in regola con l’iscrizione, trasparenza di bilancio, assenza di qualunque tipo di discriminazione, indicazione delle finalità della comunità. Tali vincoli sono essenziali per iscriversi al registro nazionale istituito presso il dipartimento della Gioventù e conseguentemente per usufruire dei contributi del “fondo comunità giovanili”, la cui dotazione è di 5 milioni di euro l’anno. Il disegno di legge che le istituisce è all’esame del parlamento, le comunità potrebbero diventare operative in primavera.


Il sito consente inoltre di scaricare gratuitamente le puntate trasmesse da Radio Gioventù e di partecipare con propri contributi al "Focus". Quali saranno gli argomenti trattati in questi spazi?
Radio Gioventù partirà nei prossimi giorni. Tratterà tutti gli argomenti d’attualità legati alle competenze del ministero. Prenderemo spunto dalle lettere che ogni giorno riceviamo da parte dei lettori del sito. Quanto al Focus, siamo partiti con il tema dell’ecstasy e, seguendo gli spunti forniti dai contributi dei ragazzi, siamo arrivati a toccare un altro tema controverso, quello degli Smart Shop, negozi che vendono tra l’altro prodotti che pur non risultando ancora nelle tabelle delle sostanze illegali producono gli stessi effetti di alcune droghe. Il tema del prossimo Focus, invece, sarà scelto tra quelli che i ragazzi stessi propongono nelle loro email.


Se lei dovesse riempire una immaginaria "cassetta degli attrezzi" con strumenti che consentano ai giovani di introdursi con più facilità nel mercato del lavoro, quali sceglierebbe?
Impegno, determinazione, creatività e anche ottimismo: questo sono gli attrezzi che oggi più di ieri non devono mancare. I giovani sanno che non possono arrendersi alle difficoltà che questi anni gli porranno di fronte. Una cosa è certa: la situazione economica è cambiata e il nostro compito – come governo - è quello di adeguare la società ad un mercato del lavoro che cambia. Si tratta di una sfida che non riguarda solo le politiche del lavoro, ma costituisce la base delle numerose iniziative che il ministero della Gioventù si impegna a portare avanti con un unico obiettivo: governare la flessibilità. L’obbiettivo dell’intero governo è quello di sviluppare strumenti capaci di rendere la flessibilità una finestra di ingresso nel mondo del lavoro piuttosto che una condizione di incertezza permanente. Occorre, in ogni caso, un migliore coordinamento tra formazione e lavoro – penso al tema degli stage e degli apprendistati – e un rafforzamento degli strumenti di collegamento tra domanda e offerta di lavoro, con un maggiore coinvolgimento di strutture pubbliche e private, prime fra tutte le Università. I giovani devono essere messi nelle condizioni di lavorare anche quando si tratta di conciliare il lavoro con lo studio, o con esperienze di breve durata nei periodi estivi, in forma saltuaria, senza che ciò debba passare per lavoro nero o irregolare.

Roma 26 novembre 2008
Cristina Sanna