giovedì 5 maggio 2011

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Cari tutti,

confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.
Quello che Vi riporto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire al programma RADIO RAI (concordato da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
Ma una circolare interna RAI - arrivata  alle 8 di ieri mattina - ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno, quindi il programma è saltato, e il mio intervento pure.

Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.

Vi ricordo che il referendum è valido se viene raggiunto il quorum, e pertanto, è  necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone. Diffondi il verbo.. e passaparola!
Mariani Daniela


giovedì 21 aprile 2011

Amato: meglio le quote colte delle quote rosa.

Meglio le quote colte delle quote rosa È uno dei passaggi dell’intervista di Giuliano Amato, presidente dell’Enciclopedia Italiana Treccani, rilasciata a Myrta Merlino per Effetto Domino che andrà in onda, questa sera, giovedì 21 aprile 2011, su La7.

Secondo il professore, fino a quando la classe politica faceva parte del ceto culturale era diverso (…). Ora si è creata una certa distanza dalla cultura, quindi – conclude Amato –servirebbero non le quote rosa, ma le quote colte.

Sebbene l’ex Presidente del Consiglio ammetta l’esistenza di una democrazia malata, vorrei fargli osservare che l’introduzione delle quote rosa potrebbe rappresentare per il nostro Paese, l’unico strumento obiettivo e trasparente, in grado di favorire l’ingresso delle donne nei ruoli chiave della società. La spiegazione è abbastanza semplice e deriva dal fatto che le quote rosa si fondano su indicatori standard che contemplano solo due variabili, uomini/donne; mentre, al contrario, le “quote colte” sarebbero comunque oggetto di scelte discrezionali, in quanto svincolate da parametri standard di valutazione, ma agganciate ai soliti meccanismi clientelari tipici della nostra società italiana e della classe politica.
Quello che, dunque, ci dovrebbe spiegare il prof. Amato è quale organismo e attraverso quali criteri di valutazione misurare il grado di conoscenza necessario per far parte della classe politica? Forse il possesso di una laurea sarebbe sufficiente? Ma come stabilire l’attendibilità di una laurea soprattutto oggi che sono molti i politici che dichiarano di esserne in possesso e, nonostante piovano le continue smentite, rimangono lì, agganciati alle loro poltrone? L’esempio recente del copygate che ha coinvolto il ministro della Difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg costretto a rassegnare le dimissioni per aver copiato la tesi del dottorato, non ha di certo scosso la coscienza dei nostri politici. Inoltre, come è possibile parlare di quote colte in un Paese insensibile alla ricerca e al lavoro intellettuale?

Caro Prof. Amato, sebbene non sia mai stata una grande sostenitrice delle quote, sono consapevole che l’introduzione di tale meccanismo potrebbe creare un circolo virtuoso sviluppando un tasso di domanda talmente alto tanto da superare l’offerta “clientelare” presente oggi sul “mercato”. Ciò consentirebbe l’ingresso nelle posizioni chiave delle società non solo delle donne, ma anche di quelle figure maschili meritevoli, fino adesso escluse da tali opportunità perché non agganciate a nessun filone clientelare. Forse è questa l’unica strada da percorrere per cercare di annientare un sistema che vive di cooptazione e che si autoalimenta, in cui la meritocrazia è solo uno slogan: aumentare la domanda per superare l’offerta “ad personam”; soddisfare la quota residua di domanda attraverso profili professionali colti, meritevoli, eccellenti di uomini e donne. Sono convinta che prima o poi qualcosa cambierà.

venerdì 8 aprile 2011

Sei gradi di separazione, una riflessione sull’opportunità di crescita nella sfera professionale

Partire dal presupposto che nella vita non bisogna mai dare niente per scontato è sempre stato il mio punto fermo. Tutto quello che ho fatto, le varie esperienze maturate, significative e non, hanno rappresentato gli ingredienti essenziali della mia valigia culturale che mi hanno accompagnato, e mi accompagnano ancora oggi, nella crescita personale e professionale. Questo per dire che nella vita nulla è impossibile: è sufficiente una buona dose di caparbietà e ottime capacità nel saper sfruttare le esperienze acquisite per raggiungere nuovi obiettivi. Se poi siamo abili a mettere in relazione i nostri strumenti con la rete sociale, il gioco è fatto. Perché è proprio la rete sociale a sollecitare le opportunità che la vita ci propone. È grazie alla rete che la strada da percorrere per raggiungere la meta improvvisamente si accorcia.
L’idea non è nuova, ma riprende a pieno titolo la teoria "SEI GRADI DI SEPARAZIONE" elaborata dal sociologo Stanley Milgram  (’67), secondo la quale all’interno della società, per quanto immensamente grande, possiamo muoverci velocemente seguendo i contatti sociali fra una persona e l’altra. La società è una rete composta da miliardi e miliardi di persone (i nodi) dove la distanza tra un nodo e l’altro non è superiore a sei link. Per essere connessi con il resto del mondo basta pochissimo, poco più di un contatto sociale per ogni individuo. E poiché tutti, tendenzialmente, conosciamo ben più di una persona, vuol dire che facciamo parte di una rete gigantesca che chiamiamo Società. La teoria di Milgram sostiene che non siamo tutti connessi, ma che comunque viviamo in un mondo dove per connettersi bastano poche strette di mano. Viviamo cioè in un mondo piccolo. Il nostro mondo piccolo è la nostra società, una ragnatela molto fitta. Questo per dirvi, e con questo concludo, che per arrivare alla meta, per affermarsi nel mercato del lavoro, è necessario fare rete, scalare tutti i 6 link che ci separano dal nostro traguardo. Io sono arrivata a metà strada, al mio terzo link. E voi?

Martin Luther King diceva «cercate ardentemente di scoprire a cosa siete chiamati, e poi mettetevi a farlo appassionatamente. Questo limpido sguardo in avanti, verso la realizzazione di sé, è la lunghezza della vita umana»

giovedì 17 marzo 2011

Quote rosa nei CdA, selezionati più di mille profili per guidare le imprese

La Fondazione Bellisario e la Professional Women Association hanno raccolto più di mille nomi accompagnati da curricula ineccepibili. Si tratta di profili professionali di tutto rispetto in attesa che la Legge sulle quote rosa nei CdA raggiunga il suo traguardo.   La legge - fortemente voluta da Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario, e da Alessia Mosca -   prevede che dal 2015 la quota di rappresentanza femminile nei Cda dovrà essere almeno pari al 30%. Votata al Senato martedì 15 marzo u.s., ora dovrà tornare alla Camera la settimana prossima.

mercoledì 2 marzo 2011

Messaggia la sicurezza sul lavoro. Concorso sms al femminile

Come eludere i principi dell’User Generated Content*


Si terrà il 7 marzo p.v. a Perugia la premiazione del concorso «Un sms per la sicurezza sul lavoro» bandito dall’Inail (Perugia), in collaborazione con l’Anmil per comunicare la sicurezza sul lavoro e trasmettere la cultura della prevenzione. Alle vincitrici, cioè a coloro che hanno prodotto i testi migliori sullo specifico tema «donne e lavoro» connesso alla sicurezza, verranno attribuiti premi economici per un totale di 1.600 euro.

Il bando di concorso, scaduto l’8 febbraio u.s., prevedeva che le concorrenti (esclusivamente persone di sesso femminile di almeno 14 anni d’età) creassero uno slogan sul tema donna e sicurezza, sottoforma di sms, che non contenesse più di 140 caratteri. Sarebbero poi stati gli utenti del sito “donneelavoro.com” a esprimere attraverso un proprio commento la loro preferenza, e quindi ad effettuare una sorta di preselezione. Successivamente il giudizio di una giuria tecnica avrebbe dovuto scegliere sulla base dei messaggi più votati, i messaggi migliori.

Il tutto rientra a pieno titolo nella logica dell’User Generated Content: un sistema che con la finalità di premiare attraverso un concorso il messaggio, il video, la foto più votati, nasconde l’obiettivo finale di diffondere in maniera virale un concetto, un servizio, un prodotto commerciale.

Attraverso questa tecnica i partecipanti sono invogliati a promuovere il loro messaggio e così facendo, come è accaduto in questo caso, promuovono al contempo il concetto di Sicurezza in ottica di genere: una novità introdotta dal Testo Unico 81/2008, ancora oggi poco applicata dall’imprese e istituzioni abituati a effettuare una valutazione del rischio senza tener conto della specificità del lavoratore determinata dal sesso, dall’età e dal Paese di provenienza.

La tecnica dell’UGC rappresenta, a pieno titolo, uno strumento di democrazia: vince chi ha ottenuto più voti. Lo stesso meccanismo applicato nei sistemi elettorali. Peccato che la commissione nominata per la valutazione dei messaggi, abbia eluso tale principio assegnando il primo premio all'autrice Emanuela Risari che ha ricevuto Zero commenti, il secondo premio al messaggio di Chiara Cavalagli che ha ricevuto 2 commenti e il terzo premio, con 4 commenti, è stato assegnato ad Alessia Conti.
Restano fuori i più votati:
  • Cristina Sanna (133 commenti)
  • Barbara Cannetti (97 commenti)
  • Romina Tucci (64 commenti)
  • Irene Toccaceli (42 commenti)
  • Federica Barone (21 commenti)
  • Lorita Rossini (20 commenti)
  • Alessia Bordi (18 commenti)
  • Giuseppina Serchioni (14 commenti)
  • Letizia Sardo (13 commenti)
  • Rovena Bocci (12 commenti)
  • Patrizia Stefani (10 commenti)
*La dizione contenuto generato dagli utenti (User-Generated Content o UGC in inglese) è nata nel 2005 negli ambienti del web publishing e dei new media per indicare il materiale disponibile sul web prodotto da utenti invece che da società specializzate. Essa è un sintomo della democratizzazione della produzione di contenuti multimediali reso possibile dalla diffusione di soluzioni hardware e software semplici ed a basso costo.




lunedì 28 febbraio 2011

Quote rosa nei CdA


L'Italia è al terzultimo posto in Europa in merito al numero di donne presenti nei CdA delle aziende quotate in Borsa. Insomma il mondo dell'economia e del business, nel nostro Paese, sembra ancora fortemente maschile, poco democratico, poco equo. Nonostante tutto, in un momento in cui il nostro Paese risente di una forte perdita di competitività rispetto agli Stati Membri Ue, la proposta di legge che prevede l'introduzione delle quote rosa nei CdA , ha subito - al Senato - un rallentamento su su cui pesano richieste di maggiore gradualità di Confindustria, Abi e Ania.
In Norvegia una legge di questo genere esiste già da anni e la quota rosa è fissata al 40 per cento. In Svezia la legislazione, in vigore dal 2003, prevede una parità numerica addirittura del 50 per cento. In Spagna entro il 2015 almeno il 40 per cento dei posti nei CdA sarà riservato alle donne. In Francia la presenza delle donne nei CdA delle società quotate dovrà essere del 20 per cento entro il 2014 e del 40 per cento entro il 2017. Nessuna norma coattiva esiste invece in Germania.

Sono ormai numerosi gli studi che attestano come la conduzione femminile costituisca spesso un vantaggio competitivo in azienda, termini di solidità e redditività. Ma il nostro governo, ancora una volta, si è lasciato sfuggire una grande opportunità di crescita e di sviluppo. Mobilitiamoci ProQuota Cda!

venerdì 4 febbraio 2011

Italia, il Paese dei mediocri.

Non si può restare indifferenti al sistema italiano che premia la mediocrità e allontana le eccellenze, le sotterra, le annienta. Non si può restare indifferenti a questo sistema che fa acqua da tutte le parti, che frena la crescita e lo sviluppo, che emargina i giovani e non valorizza adeguatamente il ruolo della donna nella società. Eppure, apparentemente, sembriamo un popolo di indifferenti. Stiamo zitti e lasciamo che la nostra insofferenza maturi dentro il nostro corpo, ormai logorato dalla rabbia. Siamo fiduciosi che qualcuno (chi?) prima o poi possa cambiare le cose. Siamo pazienti. Ma siamo anche consapevoli che di fronte ad un sistema così corrotto, la nostra forza non è sufficiente a smontare ciò che ormai la quotidianità ci ha abituato a sopportare.

La mediocrità è la malattia del nostro Paese, una metastasi che solo la morte può annientare. Bisogna quindi avere il coraggio di affrontarla, faccia a faccia, solo così potremmo rinascere per ricostruire un nuovo modello di vita.

La mediocrità della politica: dove sono i giovani? dove sono le donne? E’ vero, ci sono nuove stelle emergenti, nuovi volti femminili che prima di mostrare la loro faccia nei santini hanno dovuto mettere in mostra il fondoschiena. Un passaggio obbligato! Una politica senza politica non mi rappresenta.

La mediocrità della pubblica amministrazione, ormai composta da parenti e amici, da pittori, fotografi e artisti (la lista sarebbe infinita!). Un sistema amministrativo e parlamentare sovvertito a colpi di decreti, che in un batter d’occhio ribaltano risultati, annientano leggi pilastro. Una pubblica amministrazione che non è in grado di rispondere ai miei bisogni non mi rappresenta.

La mediocrità dell’istruzione finalizzata a se stessa e non al futuro e alla crescita professionale e personale dei giovani, non mi rappresenta.

Potrei riempire le pagine del mio blog di tanta altra mediocrità, ma mi fermo qui. Il mio desiderio più grande: sfogliare i giornali la mattina e trovare solo pagine bianche. Spazi da riempire insieme a chi vuole veramente che nel nostro Paese la mediocrità sia solo un ricordo.

mercoledì 18 agosto 2010

ADDIO PRESIDENTE



E' morto Francesco Cossiga, un sardo protagonista della vita politica del Paese che ha segnato una porzione importante della storia (s'istoria) d'Italia. Di lui conserverò l'immagine di GRANDE uomo, di GRANDE politico e con la "picconata" di Franciscu Masala mi piace ricordarlo ...



"BENE O MALE SA REPUBBLICA, a bidda, arriveit su matessi, cun'duna bandela noa e unu quadru nou con su cara de su primu Presidente, a palas de su Sindigu, in Municipiu.
A la narrer giara, cambiant sos sonadores ma sa musica est semper sa matessi: abigeatarios, sequestradores, ponefogos, martinicheris, attilipirches e annadas malas. Su famine, pria, fit monarchicu e, pustis, republicanu.

Bene o male, pius male che bene, arrivemus puru a sa eleziones de su primu Censizu Regionale de Sardigna. Sa gherra pro sos votos ponzeit su fogu in culu a sa zente de Biddafraigada. Bandelas in totùe: bandelas biancas cun su rughe in mesu, bandelas rujas cun farches e marteddos, bandelas color de cane fuende cun sus battor moros bendados. Sas domos pariant feminas bezzas bestidas de zovanas. (...)

S'urtima die de sos comizios, arriveint da-e Tattari duos zovanos: unu si naraiat Enricu Berlinguer e, s'ateru, Franciscu Cossiga. Unu teniat in manu una bandela ruja cun sa farche e su mateddu e, s'ateru, teniat una bandela bianca cun sa righe in mesu. Ambosduos faeddenint da -e sa ventana de domo mia: unu muntone de democraticas isperas, unu muntone de democraticas promissas, unu muntone de domocraticas faulas. A sa fine, fatein pru su contradditoriu, comente si narait tando. (...)
Ambosduos, a de die, brigant ma, a de notte, mandigant impari, comente los ladros de Pisa.

(...) Emiliu Lussu, chi tando fit ancora bìu, cumenteit goi: sa Regione Autonoma de Sardigna est naschida comente unu chervu masciu, cun sus corros"
(S'istoria di Franciscu Masala, pagg.52-54)

E ancora Franciscu Masala lo ricorda quando Cossiga diede mezzomilione a testa ai pastori di Pratobello in rivolta contro l'esercito italiano per aver occupato un'area del territorio comunale, adibita al pascolo libero, con l'intenzione di realizzare un nuovo poligono di addestramento:

" S'UNDIGHI DE SU MESE DE SANTANDRIA de su 1968, unu amigu mi telefonat da-e Orgosolo: beni inoche semus a reprubrica. Leo s'automobile e ando a Orgosolo. Fit una die de traschìa. Abba e bentu falaiant da-e su Supramonte subra sas domos neiddas de malefadada 'idda barbaricina. Nemos in sas carrelas. Buttegas, iscolas, uffizios, totus tancados. In sa fazzada de su Municipiu, b'hat unu tazebao: INOCHE SEMUS A REPRUBRICA". (...)

Chircu s'amigu chi mi haìat telefonadu: ch'est in su Circulu de sos Abolotadores. Bi ando. B'haìat aria de Bastiglia, in sa domìta bascia de su Circulu. Bi fint totus sos laribiancos de Orgosolo: pastores chenza pasculos, massajos chenza terra, zeronateris, istudiantes, professores. Fit custa sa reprubrica: su bussu de totu cantu fit sa gherra pro sos pasculos, in sas tancas de Pratobello, fra pastores e militares. No b'haìat cumandandes. Totus faeddaiant de totu... E ite fine fateit sa reprubrica de Orgosolo? dureit battor dies. A sas cimbe dies, su viceministro Cossiga deit mesumilione a testa a sos pastores de Pratobello: su Circulu tancheit sas giannas e sa reprubrica ponzeit su culu in terra".
(S'istoria di Franciscu Masala, pagg. 80-83)



17 agosto 2010
Cristina Sanna

venerdì 5 marzo 2010

Women at work


Le donne in Europa percepiscono in media una retribuzione inferiore del 17% rispetto agli uomini. A stabilirlo, l'indagine sulla Parità di Genere UE 2009 svolta da Eurobarometro: in tutta Europa esistono oggi enormi differenze, queste oscillano da oltre il 20% in Stati come l'Estonia, l'Austria, la Slovacchia e i Paesi Bassi , a meno del 10% in Italia, Polonia e Malta. Numerose sono le cause che possono spiegare questa condizione sociale. La prima è che il lavoro femminile è spesso sottostimato rispetto al lavoro maschile. Inoltre, poichè gli obblighi familiari ricadono maggiormente sulle donne, queste sono spesso costrette a richiedere un orario di lavoro più breve e flessibile.
Nei 27 Stati membri dell'unione europea più di 8 cittadini su dieci ritengono che sia necessario un intervento urgente per far fronte a questo divario retributivo. In tale contesto, la Commissione Europea ha lanciato, per il secondo anno consecutivo, una campagna di comunicazione mirata a sensibilizzare l'opinione pubblica e a promuovere iniziative con l'obiettivo di attenuare il problema.
5 marzo 2010
Cristina Sanna

lunedì 11 gennaio 2010

Ciò che manca in Italia...


The Economist - North America Edition
2 gennaio 2010

martedì 23 giugno 2009

Antes y Después: il giornalismo in Spagna durante e dopo Franco


Un progetto editoriale integrato
Antes y Déspues: il giornalismo in Spagna durante e dopo Franco


Presentazione
Nel Novecento si assiste ad una crescente integrazione fra carta stampata e mass media. Con l'avvento delle nuove piattaforme digitali, uno stesso contenuto può essere trasmesso tramite molteplici canali che offrono contributi differenti a seconda della peculiarità del mezzo utilizzato per la sua diffusione. Una storia narrata può diventare la trama di un film proiettato al cinema e in seguito in televisione. L'integrazione dei media si configura, quindi, come una esigenza imprescindibile, soprattutto da quando il consumer si è frammentato in interessi di nicchia, che solo una molteplicità di canali può soddisfare.
Questa premessa per illustrare le motivazioni che mi hanno spinto a realizzare un progetto editoriale integrato, composto da un libro e dal suo trailer promozionale, il booktrailer, e un documentario che racconta un'epoca sfruttando la multimedialità dei contenuti e la versatilità dei supporti.
Anche l'integrazione dei media segna, dunque, un antes e un después, un prima e un dopo, che fa da spartiacque tra la comunicazione classica e quella non convenzionale, ma con uno stesso filo conduttore: quello che è stato il giornalismo in Spagna durante la transizione democratica.
L'opera editoriale

Abstract (versione italiana)
Indichiamo con Antes y Después i due momenti fondamentali della storia spagnola del ventesimo secolo, la cui linea di demarcazione è rappresentata dalla morte del Generale Francisco Franco, che apre a quella che passerà alla storia come transizione democratica.

In questa tappa i giornali giocarono un ruolo essenziale e, anche nelle decadi successive, furono le voci dei partiti e, in più di un’occasione, permisero di difendere la democrazia minacciata dal terrorismo, dal tentativo di colpo di Stato del 1981 e dai casi di corruzione.

Durante il franchismo i giornali, organizzati in quella che veniva definita stampa del Movimento, costituivano una voce unica e tutti, senza distinzione, appoggiavano il regime, anche grazie alle leggi sulla stampa che impedivano qualsiasi libertà di espressione. Il messaggio giornalistico, nel periodo 1976-1978, alla fine della dittatura franchista, si differenziò e tornò ad essere totalmente libero con la Costituzione nel 1978.

Nella nostra analisi, senza dimenticare alcuni giornali regionali, ci riferiremo principalmente ai quotidiani di maggior peso durante questa fase storica: ABC, caratterizzato per la sua linea preminentemente monarchica, con quasi un secolo di attività giornalistica indipendente, di gran successo presso le famiglie tradizionali; El País, che nacque come società giornalistica già con l’approvazione della Ley de Prensa del 1966, ma che venne alla luce con la sua prima edizione il 4 maggio 1976 diventando, negli anni ottanta, lo strumento di appoggio più importante al governo socialista; El Mundo che si configura come la risposta di destra a El País e sarà la voce del governo di Aznar.
Attraverso gli editoriali e gli articoli di questi quotidiani si disegnerà la storia della Spagna degli ultimi ottant’anni.

Abstract (versione inglese)
With Antes y Después we indicate the two main periods of Spain’s XX Century history. These are defined by the death of Spain’s dictator, General Francisco Franco, which allowed the European country to undergo a democratic transition.

Beginning at that time, newpapers started playing a pivotal role in being the voice of political parties and – in more than one instance – they contributed to defend the newborn democracy from terrorism, an attempted coup in 1981 and several corruption scandals.

During the Francoist regime, newspapers – grouped in what was referred to as “the Movement’s press” – constituted a homogenous voice that backed the dictatorship, also because of the strict press laws limiting freedom of speech.

Between 1976 and 1978, with the end of the regime, Spain’s journalism went back to being free thanks to the 1978 new constitution.

This analysis, which will also include some regional publications, will look at the main newspapers of the time: ABC, a monarchic newspaper with more than a century of independent journalism activity, was very popular among conservative families; El País, which was already born as a journalism enterprise in 1966 thanks to the Ley de Prensa only published its first issue in 1976, becoming the main backer of the socialist government in the 1980s; El Mundo, which became El País’ right wing counterpart, was the Aznar administration’s main supporter.

Spain’s history of the past 80 years will be revisited throughout the articles and op-ed pieces of the previously mentioned news outlets.

Resumen (versione spagnola)
Indicamos con Antes y Despuès los dos momentos fundamentales de la historia del siglo XX en España, cuya línea de demarcación es la muerte del General Francisco Franco, que determina la transición democrática.

En esta etapa, los periódicos desempeñaron un papel esencial y también en la décadas sucesivas fueron las voces de los partidos y sobre todo, en más de una ocasión, defendieron la democracia, amenazada por el terrorismo, por el intentado golpe de Estado en 1981 y por casos de corrupción.

Durante el franquismo los periódicos, organizados en la que se definía Prensa del Movimiento, constituían una voz única y todos, sin distinción, apoyaban el régimen, también gracias a las leyes de prensa, que impedían cualquiera libertad de expresión. El mensaje periodístico durante el periodo de 1976-1978, al terminar la dictadura franquista se transoformió, y volviò totalmente libre, con la Consitución en 1978.

En nuestro análisis, sin olvidar algunos periódicos regionales, se escogieron como referencia dominante a los periódicos de mayor influencia durante esa etapa: ABC, caracterizado por su línea eminentemente monárquica, con casi un siglo de ejercer un periodismo independiente, de gran arraigo entre las familias más tradicionales; El País, que nació como una empresa periodística a raíz de la apertura de la Ley de Prensa de 1966 y salió a la luz pública el 4 de Mayo de 1976 y será, en los años ochenta, el instrumento más importante de apoyo al gobierno socialista; El Mundo que se configura como la respuesta de derecha a El País y será la voz de Aznar.

A través de los editoriales y de los artículos de esos periódicos, se trazarà la historia de España del los últimos ochenta años.

Résumé (versione francese)
Avec Ante y Después nous voulons indiquer deux moments crucials de l’histoire espagnole du XXème siècle. La ligne de démarcation dans l’histoire de l’Espagne est symbolisée par la mort du Général Francisco Franco, événement qui ouvres la célèbre transition démocratique.
Pendant ce moment les journaux jouaient un rôle essentiel et puis, dans les décades suivantes, ils étaient les représentants des partis. Dans plus d’une occasion ils réussissaient à défendre la démocratie qui avait été menacée par le terrorisme avec le tentative de coup d’Etat du 1981 et avec des cas de corruption.
Pendant le franquisme les journaux, qui étaient réunis dans la Presse du Mouvement, représentaient une seule voix qui soutenait le régime grâce aussi aux lois sur la presse qui ne permettaient aucun liberté d’expression. A la fin de la dictature franquiste, 1976-1978, le message journalistique se différenciait et retournait à être complètement libre avec la Constitution du 1978.
Dans cette étude nous traiterons principalement les quotidiens les plus importants de cette période, sans oublier certains journaux locaux. C’est-à-dire: ABC, caractérisé par sa nuance monarchique, avec environ un siècle d’activité indépendante de succès chez les familles les plus importantes; El País, qui est déjà né avec l’approbation du 1966 de la Ley de Prensa, mais qui a publié son premier édition le 4 mais 1976, devenant dans les années ‘80, l’instrument le plus important du mouvement socialiste; El Mundo qui se présente comme une réponse de droite au El País et qui serait la voix du gouvernement de Aznar.
Grâce aux éditoriaux et aux articles de ces quotidiennes, nous avons cherché à résumer les dernières 80 années.

Dalla promozione del libro alla lettura, investimenti e criticità.




«Lo Stato italiano spende per la cultura lo 0,28% rispetto al totale delle risorse disponibili in bilancio. Negli altri paesi si spende in media l’1%. Per la cultura in Italia viene speso circa 1/3 rispetto alla media europea (Germania, Francia, Inghilterra Spagna, etc), nonostante sia il Paese con più premi letterari al mondo…».

Mario Resca (Consigliere MiBAC); fonte: Matrix "Patrimoni & Cultura" del primo aprile 2009.

I tagli alla cultura

Come anticipato dalla manovra d’estate (decreto legge 112/2008, convertito con modifiche nella legge 133/2008), la Finanziaria 2009, approvata il 22 dicembre scorso (legge 203/2008), ha confermato la forte riduzione alle dotazioni del MiBAC nel triennio 2009-2011 pari a circa il 30% per anno. I risparmi ottenuti saranno pari a 228 milioni di euro per il 2009, 240 milioni di euro per il 2010 e 422 milioni di euro per il 2011.

Le risorse dedicate alla promozione del libro.

Dai dati riportati nel bilancio consuntivo Mibac, lo Stato ha stanziato a sostegno della promozione del libro 21.477.314 euro nel 2005; nel 2006 15.186.639 euro e 20.097.260 euro nel 2007 . Le case editrici hanno invece investito in pubblicità 537.789 euro nel 2005; 483.017 euro nel 2006 e 450.424 euro nel 2007 (fonte Nielsen). Oggi sono diversi gli interventi messi in campo con l'obiettivo di promuovere la lettura: eventi dedicati al libro, tra i quali nuove manifestazioni ad hoc oltre a edizioni speciali di eventi annuali come la Fiera internazionale del libro, il Torino Film Festival, il Festival internazionale letterature e il Premio Strega, etc.

Le iniziative e gli eventi a livello mondiale

La giornata Mondiale del libro viene celebrata in tutto il mondo il 23 aprile. La data, rappresenta un omaggio a tre grandi autori la cui vita si spense per una singolare coincidenza proprio quel giorno nel 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes Saavedra e Garcilaso de la Vega. Le origini risiedono nella festa di San Giorgio che, da oltre settant'anni, rappresenta una delle giornate più importanti per la Catalogna. In tutta la Regione, ma specialmente a Barcellona, le strade sono invase da bancarelle di libri e chioschi di rose, per permettere a uomini e donne di compiere un rituale che vede gli uomini regalare alle donne una rosa e le donne ricambiare o anticipare il dono con un libro. Torino è stata proclamata dall'UNESCO Capitale Mondiale del Libro per il periodo 2006-2007, con l'appoggio di Roma. Le precedenti capitali erano state Madrid, Alessandria d'Egitto, New Delhi, Anversa e Montréal, Bogotà, Amsterdam. Quest'anno, in occasione della Giornata Mondiale del libro, l'Italia esce fuori dal coro e celebra la XI edizione della Settimana della Cultura (18-26 aprile) con mostre, convegni, laboratori, visite guidate ai musei e biblioteche, proiezioni cinematografiche, nell'ambito della quale il libro non viene contemplato.


Stralcio intervento di Cristina Sanna, tenutosi presso il corso di LM in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Tor Vergata (Roma) il 29 aprile 2009.




mercoledì 10 giugno 2009

Il sessismo linguistico: un contributo collettivo al dibattito


Mi è appena pervenuta una lettera firmata da diverse lettrici e lettori, che mi pare meriti di essere pubblicata qui, in tutta evidenza, e non nell’area riservata ai commenti. Si aggiunge al commento di un’altra lettrice (Ivana Palomba) al mio precedente intervento e contribuisce al dibattito sul sessismo linguistico che in quell’intervento mi auguravo potesse avviarsi e al quale, spero, saranno ancora molte e molti a partecipare.
Massimo Arcangeli

Alle redattrici, ai redattori, alle lettrici e ai lettori di Repubblica
Vogliamo invitarvi a riflettere su un argomento a proposito del quale i mezzi di informazione possono avere una grande influenza. Negli ultimi giorni, in due importanti inserti su questo giornale, sono apparse espressioni poco rispettose della “parità di genere”. Il primo è il blog del professor Arcangeli, che, interpellato da una professionista su come usare i titoli professionali al femminile, consiglia espressioni come “la ministro”; il secondo, ancora più incredibilmente, è l’appello delle donne “Per una Repubblica che ci rispetti”, le cui firmatarie, cittadine illustri di questo Paese, si definiscono: sindaco, deputato, commendatore, e sono tutte donne.
Ora, la grammatica italiana è molto chiara: i nomi in –o formano il femminile in –a. Ragazzo/ragazza, maestro/maestra. Direste mai il maestra? O il casalinga? O l’uomo infermiera? E quindi: ministra, avvocata, sindaca, deputata. Se a qualcuno ‘suona male’, vuol dire che c’è un pregiudizio, uno stereotipo che sta facendo capolino. Non è il vocabolo ad essere strano, è il suo significato. La grammatica parla chiaro, quindi il problema non è la forma, ma ciò a cui essa rimanda. Non siamo abituati a queste parole al femminile perché le donne non hanno mai ricoperto quelle posizioni. Ora che le ministre, le avvocate e le architette ci sono, usiamo le parole giuste, perché l’eccezione del vocabolo (un nome maschile con un articolo femminile) richiama l’eccezionalità del significato: finché useremo espressioni anomale per indicare le donne, la loro presenza in posizioni di prestigio sarà sempre percepita e perpetuata come un’anomalia.
E non basta: sappiamo bene che se la sindaca suona male, le sindache suona malissimo, ma ciò non vuol dire che sia sbagliato; anzi, è la conferma di quanto appena detto: se la sindaca è rara e si fa fatica a trovarne una al singolare, figuratevi quante possibilità ci sono di usare questo nome al plurale! E meno si usa, più suona strano.Quindi, coraggio: cominciamo ad usarlo!
La scelta delle parole è importante perché la lingua in cui ci esprimiamo veicola il nostro pensiero. Non siamo razzisti, e le nostre parole sono coerenti col nostro pensiero. Non siamo nemmeno sessisti: e non dovranno esserlo nemmeno le nostre parole!
Chiamereste mai “negro” un vostro conoscente di colore? E la persona che vi pulisce casa, la chiamereste “serva/o”? E il netturbino, che tutte le mattine si sobbarca l’ingrato compito di pulire le strade della città, lo chiamereste monnezzaro? È chiaro che no, perché abbiamo sviluppato la consapevolezza che questi vocaboli sono portatori di pregiudizi e li abbiamo coscientemente, volutamente sostituiti con altri più rispettosi, grazie anche all’aiuto delle istituzioni e dei mezzi di informazione, tra cui la stampa, appunto.
Da oltre due decenni studiose e studiosi italiani affrontano il problema del sessismo linguistico e concludo con le parole di una di loro, Alma Sabatini: “Quando ci si vergognerà altrettanto di essere considerati “sessisti” molti cambiamenti qui auspicati diventeranno realtà “normale”.
I cambiamento possono essere incoraggiati, se si crede in essi: questa lettera è il nostro piccolo contributo.

Post scriptum: per i dubbi linguistici relativi al femminile, esiste un ottimo strumento: Il genere femminile nell’Italiano di oggi: la norma e l’uso, realizzato da Cecilia Robustelli, docente di Linguistica Italiana all’Università di Modena e Reggio Emilia, su incarico della Direzione Generale per la Traduzione della Commissione Europea nel 2007.

Sottoscritto da un gruppo di lettrici e lettori diversamente impegnati nei campi dell’insegnamento scolastico e universitario, della ricerca scientifica, della cultura e della comunicazione:

Raffaella Anconetani, Docente di italiano e latino presso il Liceo Scientifico di Roma
Rossana Annacondia , Docente di materie letterarie, latino e greco – Liceo “Virgilio” di Roma
Maria Antonietta Berardi, Dirigente T. A. presso il CNR-IBF
Francesca Brezzi, Professoressa di Filosofia morale, “Roma Tre”
Marcella Corsi, “Sapienza” Università di Roma
Livia De Pietro, Prof.ssa di Lettere e critica letteraria
Aureliana Di Rollo, Prof.ra Liceo “Foscolo” di Albano L.
Maria Pia Ercolini, Docente di Geografia, IIS “Falcone” di Roma
Renata Grieco Nobile, Professoressa, Scuola Media di Riano
Alessandro Gentilini, Professore a contratto all’Università “Sapienza” di Roma
Simona Luciani, Prof.ra, Liceo “J.F.Kennedy” di Roma
Nadia Mansueto, Docente di Italiano e Latino al Liceo Classico “Socrate” di Bari
Rosanna Oliva, Presidente di “Aspettare stanca”
Maria Nocentini, Docente di Italiano e Latino al Liceo “Joyce” di Ariccia (Roma)
Cristina Sanna del Com. Pari Opportunità dell’Università Tor Vergata
Maria Serena Sapegno, Prof. di letteratura italiana ‘Sapienza’ Università di Roma
Ilaria Tanga, Radiologa, Ospedale Civile “Paolo Colombo” di Velletri
Maria Cristina Zerbino, Docente di materie letterarie, latino e greco, Liceo “Montale” di Roma

martedì 12 maggio 2009

Flexsecurity: un modello di lavoro pensato ad hoc per le nuove generazioni

Una proposta moderna per la promozione del lavoro stabile

Approda in Senato il progetto di legge proposto da Pietro Ichino (d.d.l. n. 1481/2009) per la transizione a un regime di flexsecurity: una proposta normativa moderna sull’intero spettro della vita lavorativa, articolato secondo le vere necessità di un mercato che non privilegi più soltanto gli iper-protetti, ma sappia essere amico anche dei lavoratori flessibili. Insomma, un buon progetto. Nell’ultimo anno la proposta ha fatto, politicamente, molta strada, tanto che la lista di coloro che si sono pronunciati a suo favore è abbastanza estesa.
Il progetto, cui il disegno di legge si ispira, rientra fra quelli comunemente indicati con l’espressione “contratto di lavoro unico a stabilità crescente” e ha per obiettivo l’introduzione in Italia della flexsecurity, quel modello da tempo applicato con successo soprattutto in paesi del nord Europa. Da quando, nel 1997, si iniziò a parlare di riforma dell’articolo 18, il piano si é andato molto affinando. In sostanza il nuovo contratto di lavoro é per tutti a tempo indeterminato; in caso di licenziamento per motivi non disciplinari (e quindi non soggetto a controllo giudiziale) le imprese devono versare al lavoratore una cifra pari a una mensilità per ogni anno di anzianità di servizio. Il disegno prevede, infatti, per ogni nuova assunzione un periodo di prova di sei mesi: superato questo termine, il licenziamento per mancanza grave del lavoratore e il licenziamento discriminatorio restano soggetti al controllo giudiziale, con applicazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Invece è sottratto al controllo giudiziale - salvo che il lavoratore abbia raggiunto i 20 anni di anzianità di servizio - il licenziamento per motivi economici od organizzativi, che resta a carico dell'azienda. In questo caso, l’impresa dovrà, dunque, indennizzare il lavoratore di un danno in cui confluiscono due componenti: quello normalmente conseguente all’interruzione del rapporto, consistente nella dispersione di professionalità specifica e nella perdita di rapporti personali con colleghi e interlocutori esterni all’azienda, e quello eventuale correlato al periodo di disoccupazione conseguente alla perdita del posto.
Il lavoratore licenziato deve sottoscrive un “contratto di ricollocazione” in virtù del quale percepisce - finché perdura la sua disoccupazione - un’indennità pari al 90% dell’ultima retribuzione per il primo anno, dell’80% per il secondo, del 70% per il terzo e del 60% per il quarto. La chiave di volta contenuta nella proposta é l'istituzione del consorzio paritetico tra aziende e sindacati: esso eroga il trattamento di disoccupazione e un servizio di assistenza intensiva per la ricerca di una nuova occupazione, con corsi di formazione e riqualificazione e attività di outplacement, a cui il lavoratore è obbligato a partecipare secondo un orario settimanale analogo a quello di lavoro praticato in precedenza. Il lavoratore può in qualsiasi momento, anche senza preavviso, rinunciare al proprio trattamento di disoccupazione, come allo stesso modo l’ente può recedere dal contratto qualora il lavoratore sia inadempiente oppure abbia rifiutato in modo ingiustificato un’opportunità di lavoro o iniziative di riqualificazione che gli siano state proposte.
Il finanziamento dell’ente bilaterale erogatore del trattamento economico e dei servizi ai lavoratori licenziati è interamente a carico dell’impresa o gruppo di imprese firmatarie del contratto istitutivo, le quali potranno peraltro avvalersi dei contributi del Fondo Sociale Europeo per le attività di informazione, orientamento e riqualificazione professionale mirata, nonché per quelle di assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione. La determinazione dell’entità del contributo a carico delle imprese è disciplinata dallo Statuto dell’ente, il quale è vincolato tuttavia a prevedere un meccanismo bonus/malus che premi le imprese più capaci di praticare il manpower planning o comunque una gestione del personale che eviti i licenziamenti, e determini, viceversa, una penalizzazione delle imprese le cui politiche del personale portino a un più frequente ricorso ai licenziamenti. Il finanziamento dell’ente esonera, tra l'altro, l’impresa dalla contribuzione all’Inps per l’assicurazione contro la disoccupazione.
Il nuovo regime si applica a tutti i nuovi assunti nelle imprese interessate ad acquisire questa nuova flessibilità facendosi loro carico della sicurezza, mentre i lavoratori già in forza possono decidere a maggioranza di aderirvi.
Cristina Sanna

giovedì 5 marzo 2009

In arrivo i bandi regionali per una buona occupazione




Intervista all'Assessore al Lavoro, Pari opportunità e Politiche Giovanili della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi

Assessore Tibaldi, nei giorni scorsi avete pubblicato un bando mirato a contrastare il lavoro irregolare. Ci potrebbe illustrare nel dettaglio in cosa consiste?
Il bando è destinato a tutti quei soggetti disoccupati, precari o svantaggiati, che rischiano, a causa della crisi che stiamo vivendo, di scivolare in un'area di lavoro nero o sommerso. Il bando però si concentra soprattutto sulla prevenzione. Lo scopo è quello di eliminare situazioni di lavoro non tutelate e non protette, in attuazione della Legge Regionale n. 16 del 2007, appunto, di lavoro nero e sommerso e nell'ambito di un quadro di interventi previsti da un pacchetto di fondi - comunitari, nazionali e regionali - stanziati per contrastare il fenomeno e rilanciare l'occupazione. Quindi, attraverso il bando verranno messi a disposizione dieci milioni di euro. Tali risorse, saranno gestite da un soggetto esterno alla amministrazione, il cosiddetto Organismo Intermedio della Sovvenzione globale, che agirà sulla base di indirizzi operativi forniti dal nostro Assessorato. I lavoratori, la cui assunzione potrà essere accompagnata dall'incentivo, dovranno essere nelle condizioni di svantaggio indicate dal regolamento comunitario 800/2008, ossia essere disoccupati da almeno sei mesi, con bassa scolarizzazione, che vivono da soli o con carichi familiari e "over 50".

Il secondo bando invece si pone come obiettivo quello di favorire le fasce più deboli del mercato del lavoro. Quali sono le categorie di beneficiari coinvolte?
Il bando si rivolge ai disabili, prevedendo in particolare misure di tipo sperimentale, come quella di favorire condizioni di lavoro autonomo, o la creazione di imprese, rivolgendosi nello specifico ai disabili. Pensiamo a quei lavori di tipo artigianale o a quelle attività che ricadono nell'ambito dei servizi, del commercio o dell’innovazione tecnologica. Il bando, offre la possibilità a queste persone di potersi mettere in proprio. Altre misure, sollecitate tra l'altro da molte imprese, sono quelle che permettono alle aziende, per esempio, di assicurare servizi di trasporto con cui garantire il trasferimento del lavoratore disabile, dalla sua abitazione al luogo di lavoro e viceversa. Inoltre sono previsti contributi di tutoraggio e per il telelavoro. Si tratta, dunque, di mettere a disposizione delle imprese, una serie di strutture e infrastrutture mirate a incentivare e agevolare le stesse ad assumere un lavoratore diversamente abile. Per entrambi i bandi è possibile avere delle ulteriori informazioni consultando la sezione bandi attivi del sito www.portalavoro.lazio.it.

Nei giorni scorsi avete anche presentato una proposta di legge istitutiva del reddito minimo per disoccupati, inoccupati e precari. Ci potrebbe illustrare quali sono nel dettaglio gli ammortizzatori sociali contenuti in tale disegno di legge?
Si tratta di una proposta di legge che riguarda il reddito minimo garantito, una misura innovativa che consentirà ai disoccupati, inoccupati e parzialmente occupati, e quindi precari, di usufruire per un anno di un reddito mensile di 500 euro e di programmi formativi, attraverso l'erogazione di voucher. Comprende, quindi, una forma di reddito diretto e misure di sostegno indirette. I beneficiari saranno i disoccupati di lunga data, coloro che non hanno mai lavorato e tutti quei precari che hanno perso il lavoro entro il 31 dicembre 2008, fenomeno questo soprattutto diffuso nelle donne. Per poter usufruire delle misure di sostegno previste dalla norma, è necessario essere residente sul territorio del Lazio da almeno 24 mesi e, tra i requisiti richiesti, verrà preso anche in considerazione l'indice Isee, ma non sarà questo un elemento discriminante, proprio perchè questa legge è pensata come sostegno alla persona. Nei prossimi giorni la proposta di legge verrà approvata dall'aula della Pisana, e diventerà una prima significativa sperimentazione di questo nuovo diritto di cittadinanza per il nostro Paese.

Assessore Tibaldi, la Cgil ha lanciato un allarme preoccupante: la cassa integrazione è in aumento, cresce la disoccupazione, soprattutto quella femminile, e tracolla il settore degli autonomi. E proprio in favore della occupazione femminile lei ha presentato di recente il Piano di interventi mirati a rilanciare il mercato del lavoro in rosa. Ci potrebbe illustrare quali sono le misure previste a sostegno di questa categoria?
Il Piano dovrebbe andare in giunta nei prossimi giorni e contiene una serie di misure che vanno dalla conciliazione alla creazione di nidi territoriali e di distretto. Il piano è orientato, inoltre, alle politiche di prevenzione di emersione del lavoro sommerso per le donne, e prevede percorsi di tirocinio mirati alla ricollocazione nel mercato del lavoro, dopo l'esperienza della maternità. Comprende, infine, interventi molto impegnativi rivolti alle giovani laureate e ricercatrici e a tutte coloro che rientrano nel mondo delle cosiddette professioni immateriali, che hanno a che fare con la conoscenza, il sapere e la comunicazione e che rappresentano oggi una larga fetta del lavoro moderno.
Cristina Sanna




domenica 1 febbraio 2009

In arrivo ammortizzatori sociali per i lavoratori in bilico

Il record del precariato spetta alla regione Calabria. Gli atipici di lunga durata hanno fra i 30 e i 40 anni, ma ci sono anche gli over 50, fuoriusciti dalle imprese in crisi. Sono più donne che uomini.

Gli effetti della crisi economica e la stretta sui precari della PA attuata dal ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, condurrà alla perdita del posto di lavoro per oltre 300 mila precari. Per questo il governo ha pensato ad una riforma che punta al rafforzamento degli ammortizzatori sociali e alla estensione delle tutele per coloro che ne sono privi. Le risorse già previste dall'esecutivo consentiranno di ampliare, rispetto al 2008, il bacino dei soggetti da tutelare. L’appartenenza settoriale, la dimensione di impresa e la tipologia dei contratti di lavoro, non saranno più un elemento di esclusione. Gli ammortizzatori verranno, dunque, estesi ai dipendenti con meno di 15 addetti, lavoratori del terziario, interinali, collaboratori a progetto e, a chi aveva già diritto alla indennità ma aveva superato il periodo massimo. Ne potrenno benefeciare solo i lavoratori atipici che hanno maturato un reddito che va dai 5mila ai 13mila euro. Per aiutare questa categoria il Governo sta pensando di introdurre un voucher mensile, poniamo di 1000 euro, che contenga 500 euro di reddito e 500 euro da spendere in formazione. Attualmente la proposta, contenuta nel dl anticrisi, ha superato il vaglio delle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera e del Senato. Il provvedimento è diventato legge lo scorso 28 gennaio 2009.
Introdotti in Italia nel 1996, i contratti atipici coinvolgono una platea di circa 4 milioni di lavoratori (tra settore pubblico e privato), di cui il 43% si trova in condizioni di precarietà da oltre tre anni, il 13% da oltre dieci anni. Parliamo di circa 800 mila collaboratori a progetto, 600 mila a «somministrazione» (quelli che una volta si chiamavano interinali), 2 milioni e 250 mila lavoratori a tempo determinato, 125 mila collaboratori occasionali, 190 mila professionisti in possesso di partita Iva, tra i quali la maggior parte svolge attività in una sola azienda, per un totale del 15% dell'intera forza lavoro. Il lavoro a termine riguarda dunque 10 persone su 100, e queste diventano 24 su 100 tra i giovani e 12 su 100 tra i residenti nel Mezzogiorno.

sabato 20 dicembre 2008

¡Feliz año nuevo!

Año nuevo
Por Cristina Sanna

Que todos mi deseos se cumplan. Que todo el mundo se ir satisfecho por haber logrado cumplir lo que aspiraban. Que solo los deseos que tienen buenos sentimientos sean realidad. Que los deseos malos se conviertan en polvo.
Que mi hijo siga navegando por la adolescencia con amores contrariados y sin heridas mortales. Que mis padres cumplan mucho más. Que mi marido siga viajando sin peligro. Que mis amigos quieran seguir siendo mi familia y que mi enemigos se olviden de nosotros.
Que acabe de conseguir el trabajo de mi vida y que siga escribiendo. Que mis apasionados lectores sigan leyendome.

Que los jóvenes descruban la pasión por la politíca. Que los politicos corruptos dejen el puesto a las generaciones futuras. Que los politicos oxidados se jubilen y que reciban una pensión de ancianidad sin privilegios. Que todo el mundo reciba la pensión cuando termine el tiempo de trabajar. Que los jóvenes quieran recuperar el tiempo perdido. Que los jóvenes sean más curiosos de aprender, conocer y leer.

Que termine la corrupción. Que la casta se debilite. Que el dinero público sea mejor invertido en viviendas, transporte público, sanidad y cultura. Que la deuda público desapazca. Que los empleados públicos sean más responsables. Que se permita el despido contra los que no hacen nada. Que se introduzca el despido en las oficinas públicas. Que se cierren las universidades que han regalado a sus estudiandes, en cambio de dinero, los exámenes. Que todos lo que han recibido estos regalos se queden en casa.

Que los medios de comunición sean más imparciales. Que la información sirva para lograr la plena democracia. Que la programación de las cadenas de televisión deje de dar verguenza ajena. Que los periódicos difundan una cultura de la realidad. Que se recuerde a Gabriele Sandri, para que a la injusticia tremenda de su muerte no se sume el crimen inconcebible de otras muertes iguales. Que el fútbol sea más jocoso y gozoso.

Ahora, para los más perezosos, quiero escribir 12 deseos para la nochevieja[1], para cuando se come un uva por cada toque de campana y con la última, se entra en el nuevo año.

1) Que se abola en todo el mundo la pena de muerte
2) Que no se abondonen más a los niños
3) Que los niños vuelvan a jugar con los jueguetes y que dejen de jugar, por siempre, con los videojuegos
4) Que las guerras y las guerrillas terminen;

5) Que se realice la paz en el mundo.
6) Que se encuentren los medicamentos para curar la enfermedad más grave de nuestro tiempo;
7) Que no se conozcan nuevas enfermedades;
8) Que a los probres le toque la loteria

9) Que termine el hambre en el mundo, la violencia sexual infantil y la violencia sobre las mujeres
10) Que se libere a todos los secuestrado
11) Que este mundo deje de dar miedo
12) Que se desarrolle una vida mejor para todos


[1] En España la tradición de Nochevieja más extendida es la de las doce uvas, que tuvo sus orígenes en Alicante, en 1909, año en el que unos viticultores alicantinos la iniciaron para dar salida a un excedente de cosecha. Consiste en comerse una uva cada campanada que da el reloj a las 12 de la noche el día 31 de diciembre.
Se dice que quien no coma las 12 uvas antes de que terminen las campanadas tendrá un año de mala suerte.
Cada ciudad de España tiene un lugar particular para recibir el Año Nuevo. El más conocido e importante es la Puerta del Sol en Madrid. Allí se reúnen miles de personas frente a un reloj centenario. Despues de las 12 campanadas ya en el año nuevo es muy común felicitarse el año con todos los familiares de la cena y llamar a todos los que están fuera. Despues se brinda con champán, cava o sidra.
Este evento se retransmite en directo por la televisión. Los españoles desde sus casas esperan el momento de la primera campanada para comer las doce uvas, 36 segundos antes de la medianoche. Se come una uva cada tres segundos, una por cada campanada. Previamente, antes de las campanadas, baja una bola metálica del reloj y suenan cuatro cuartos (que algunas personas confunden con el inicio de las campanadas).

En la Nochevieja de 1989, la locutora de Televisión Española Marisa Naranjo se equivocó y anunció como cuartos lo que eran en realidad ya las campanadas. De esta forma, involuntariamente, dejó a todos los españoles sin poder tomar las uvas. Al día siguiente, la noticia apareció en todos los medios de comunicación. Hoy en día, aún se recuerda ese famoso gazapo televisivo.

Insegnare la letteratura italiana e straniera in un'ottica di genere

In occasione dell'incontro di aggiornamento per docenti "Insegnare la letteratura italiana e straniera in un'ottica di genere" che si è tenuto a Roma lo scorso 16 dicembre presso la Biblioteca comunale Rugantino, Laura Silvestri, Presidente del Comitato per le Pari Opportunità di Tor Vergata, è intervenuta evidenziando la stretta relazione tra disciplina letteraria e genere femminile.

I primi a far emergere questa affinità, dice la Presidente, furono letterati e scrittori come Diderot, Balzac e Becher. La Silvestri, venne "folgorata sulla via di damasco" quando riprese in mano il famoso romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert. Fu allora che decise di dedicarsi allo studio della letteratura di genere. Perchè, quindi, parlare di questa disciplina in un'ottica di genere? Sicuramente, fa notare la Presidente del Cpo, perchè è il primo campo in cui la donna si afferma. Ma anche, aggiunge con un pizzico di ironia, per sfatare "la grande esclusione" avanzata da Platone quando affermò che la polis poteva essere gestita da filosofi e non da scrittori, ritenuti troppo emotivi. La ragione del parallelismo tra la donna e l'esclusione individuata da Platone - spiega la Silvestri - risiede nel fatto che l'emotività, essendo considerata una caratteristica tipica femminile, fa sì che anche la donna rientri in questa categoria di esclusi.

La figura femminile è un essere pensante, al pari dell'uomo, ma la sua mente si caratterizza per essere a rete, ossia per riuscire a tenere unite tante cose contemporaneamente. E il suo pensiero, espresso, anche e non solo, attraverso la disciplina letteraria, ha segnato importanti tappe nella storia dell'evoluzione dei comportamenti delle donne. A detta della Silvestri, sono infatti diversi gli esempi che ci riportano all'emancipazione femminile. Da Emilia Pardo Bazá che pubblicherà, nel 1800, la questione sul naturalismo francese, quando in Spagna era ancora considerata uno scandalo, a Suor Juana Inés de la Cruz, straordinaria figura femminile, una tra le maggiori poetesse dell’epoca barocca messicana e tra i più grandi letterati di tutta la letteratura ispanoamericana. Contrassegnata da un forte temperamento e da doti intellettuali non comuni, la Cruz riuscì in un primo tempo a sfuggire alle rigide regole imposte alla vita delle donne dell’epoca, ma che successivamente costituirono il maggiore ostacolo alla realizzazione della sua più grande aspirazione - una vita interamente dedicata agli studi - prerogativa che a quei tempi veniva riconosciuta solo agli uomini. Senza trascurare le Madri de la plaza de Mayo, semplici donne, madri "pazze" di dolore per la scomparsa dei figli, che poco per volta hanno trasformato il loro dramma in un’azione collettiva per capire e cambiare il mondo, per diffondere una cultura dei diritti civili in opposizione alla dittatura argentina.

L'incontro del 16 dicembre fa parte del Progetto Sui Generis, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità, organizzato dall'I.i.s. Giovanni Falcone e I.i.s. Carlo Urbani di Roma.
Il prossimo 13 gennaio 2009, alle ore 15,00 (Biblioteca Rugantino di Roma), Laura Silvestri e Cristina Sanna parleranno de "I Saperi e le esclusioni di ambo i sessi"

mercoledì 26 novembre 2008

In linea il nuovo portale "gioventu.it"


Intervista al ministro Giorgia Meloni


E' stato lanciato alcuni giorni fa il nuovo portale interamente dedicato alle politiche giovanili avviate dal governo Berlusconi. A presentarlo è il ministro Giorgia Meloni con «poche parole, quelle necessarie, come è prassi nel mondo del web». Ma soprattutto "la parola a voi giovani" (ndr). Infatti, il nuovo sito proposto dal ministro della Gioventù è «un sito aperto, una sorta di piazza virtuale dove è possibile non solo ricevere informazioni istituzionali, ma anche scambiare opinioni e proposte».

Ministro Meloni da alcuni giorni è in rete il nuovo sito "gioventu.it". Nel comunicato di presentazione lei parla di una «rottura con i meccanismi consolidati della comunicazione istituzionale». Quali sono, quindi, gli aspetti innovativi che caratterizzano il nuovo portale?
Quando abbiamo messo in cantiere il nuovo sito del ministero abbiamo immaginato un luogo che pur mantenendo la caratteristica di essere un sito istituzionale, aprisse le porte al confronto con i giovani ai quali è dedicato. Per questo abbiamo scelto di evitare una comunicazione unidirezionale, della serie: “Vi facciamo vedere noi come si fa”. Piuttosto abbiamo scelto di coinvolgere direttamente la gioventù italiana nella stessa sfida: partecipare al destino della propria generazione e contestualmente a quello della propria comunità nazionale. Si tratta certamente di una “rottura” con i meccanismi consolidati della comunicazione istituzionale. Come tutti i progetti sperimentali, anche quello che riguarda il nostro sito è in continua evoluzione. Per sondare la risposta dei ragazzi abbiamo aperto ai commenti liberi una parte del sito: chiediamo ai ragazzi di intervenire su un tema specifico che cambia una volta al mese. E’ un modo che secondo noi serve a incanalare il dibattito e renderlo più costruttivo rispetto ad un generico sfogatoio, di cui il web pullula di per sé. Le prime settimane sono state positive. I ragazzi hanno partecipato in maniera costruttiva e perciò, probabilmente, allargheremo pian piano l’area del dialogo.


Tra i temi di Gioventu.it c'è anche quello di promuovere un'autentica rivoluzione del merito. Ci potrebbe illustrare quali provvedimenti intende avviare a favore dei giovani talenti e per facilitare il loro inserimento nel mercato del lavoro?
Spesso in Italia si ha la sensazione che ai ragazzi venga proposta la ricerca della scorciatoia, come se l’obiettivo fosse quello di creare una generazione di “furbetti per il piacerino”. Io credo che ciò sia esattamente il contrario di quello che i giovani desiderano. Dalla generazione precedente e anche dal governo, secondo me i ragazzi si aspettano fiducia, valori ideali, esempi positivi, ma soprattutto il riconoscimento della meritocrazia. Abbiamo in cantiere alcuni progetti. Il primo, in collaborazione con il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta. Si tratta del programma “Mille Talenti”. L’idea nasce da un libro di Roger Abravanel intitolato “Meritocrazia”, e contiene il proposito di formare e valorizzare 1000 giovani italiani da inserire nella pubblica amministrazione. Il piano dovrebbe essere strutturato in diversi programmi, coordinati fra di loro attraverso la selezione progressiva dei migliori 10, 100 e 1000 giovani laureati italiani, sulla base di un apposito test nazionale. Naturalmente, con il coinvolgimento della Scuola Superiore di P.A. L’obiettivo è quello di realizzare tre gruppi che ricevano adeguate borse di studio, una formazione eccellente e prospettive di carriera adeguate, per poter essere da subito inseriti nelle amministrazioni centrali e periferiche, nazionali ed internazionali.

E per quanto riguarda invece la sezione dedicata alla "meglio gioventù", quali contenuti presenta?

I mass media raccontano la generazione dei ragazzi di oggi come composta da giovani criminali, fatta di bulli e teppisti o, quando va bene, sedotta dall’esempio dei protagonisti più insignificanti della tv, del tutto priva di una missione civile, spirituale o politica che sia. E’ il ritratto distorto dei giovani italiani di oggi. Io insisto: i giovani non sono solo una massa di parassiti nullafacenti che rifuggono le responsabilità. E’ vero che oggi la nostra gioventù subisce un bombardamento incessante di messaggi sbagliati, programmi sbagliati, esempi sbagliati. Ma è proprio nel modo di resistere a tutto questo che si rivelano le qualità straordinarie di questa generazione. Basterebbe solo un po' di buona volontà per scoprire una realtà giovanile molto diversa nell’Italia di oggi. Esistono mille storie quotidiane di solidarietà, di coraggio, di genio e talento che purtroppo non hanno mai avuto la ribalta della cronaca o l’hanno avuto solo per qualche attimo. Uno degli obbiettivi che mi sono posta con il mio ministero è proprio quello di raccontare, portare alla luce questi esempi. Abbiamo creato una sezione del sito apposita, in cui racconteremo storie vere di uomini e donne tra i 15 e i 35 anni. Storie che saranno raccontate e segnalate sia da scrittori famosi sia dai ragazzi. La prima ad esempio è stata scritta da Federico Moccia, un autore particolarmente vicino ai giovani. Accanto pubblichiamo storie raccontate da chi famoso non è ancora, ma conosce una storia che ritiene vada la pena di essere conosciuta e ha voglia di cimentarsi nell’arte del racconto. Non si deve far altro che spedirla per mail all’indirizzo segnalato sul sito: le migliori saranno pubblicate.

Nel portale c'è spazio anche per le comunità giovanili. In cosa consistono e quando saranno attivate?
Le Comunità giovanili sono degli spazi di aggregazione dedicati ai giovani e organizzati da giovani che non abbiano superato i 35 anni. Luoghi reali nei quali sia possibile navigare in internet, leggere giornali, fare musica, teatro, cinema, sport, pittura, fotografia, poesia, ma anche riscoprire i saperi tradizionali. Spazi nei quali organizzare convegni, corsi, laboratori e dove maturare relazioni, attitudini personali e vocazioni. L’obiettivo è offrire alle giovani generazioni degli spazi che rappresentino un’alternativa alla noia e al disimpegno, che spesso sono alla base di fenomeni di disagio, soprattutto nelle periferie delle grandi città metropolitane e in alcune realtà del meridione.
Le Comunità vengono promosse con pochi vincoli statutari: assenza di fini di lucro, democraticità dell’accesso alle cariche, elettività delle cariche tra i soci in regola con l’iscrizione, trasparenza di bilancio, assenza di qualunque tipo di discriminazione, indicazione delle finalità della comunità. Tali vincoli sono essenziali per iscriversi al registro nazionale istituito presso il dipartimento della Gioventù e conseguentemente per usufruire dei contributi del “fondo comunità giovanili”, la cui dotazione è di 5 milioni di euro l’anno. Il disegno di legge che le istituisce è all’esame del parlamento, le comunità potrebbero diventare operative in primavera.


Il sito consente inoltre di scaricare gratuitamente le puntate trasmesse da Radio Gioventù e di partecipare con propri contributi al "Focus". Quali saranno gli argomenti trattati in questi spazi?
Radio Gioventù partirà nei prossimi giorni. Tratterà tutti gli argomenti d’attualità legati alle competenze del ministero. Prenderemo spunto dalle lettere che ogni giorno riceviamo da parte dei lettori del sito. Quanto al Focus, siamo partiti con il tema dell’ecstasy e, seguendo gli spunti forniti dai contributi dei ragazzi, siamo arrivati a toccare un altro tema controverso, quello degli Smart Shop, negozi che vendono tra l’altro prodotti che pur non risultando ancora nelle tabelle delle sostanze illegali producono gli stessi effetti di alcune droghe. Il tema del prossimo Focus, invece, sarà scelto tra quelli che i ragazzi stessi propongono nelle loro email.


Se lei dovesse riempire una immaginaria "cassetta degli attrezzi" con strumenti che consentano ai giovani di introdursi con più facilità nel mercato del lavoro, quali sceglierebbe?
Impegno, determinazione, creatività e anche ottimismo: questo sono gli attrezzi che oggi più di ieri non devono mancare. I giovani sanno che non possono arrendersi alle difficoltà che questi anni gli porranno di fronte. Una cosa è certa: la situazione economica è cambiata e il nostro compito – come governo - è quello di adeguare la società ad un mercato del lavoro che cambia. Si tratta di una sfida che non riguarda solo le politiche del lavoro, ma costituisce la base delle numerose iniziative che il ministero della Gioventù si impegna a portare avanti con un unico obiettivo: governare la flessibilità. L’obbiettivo dell’intero governo è quello di sviluppare strumenti capaci di rendere la flessibilità una finestra di ingresso nel mondo del lavoro piuttosto che una condizione di incertezza permanente. Occorre, in ogni caso, un migliore coordinamento tra formazione e lavoro – penso al tema degli stage e degli apprendistati – e un rafforzamento degli strumenti di collegamento tra domanda e offerta di lavoro, con un maggiore coinvolgimento di strutture pubbliche e private, prime fra tutte le Università. I giovani devono essere messi nelle condizioni di lavorare anche quando si tratta di conciliare il lavoro con lo studio, o con esperienze di breve durata nei periodi estivi, in forma saltuaria, senza che ciò debba passare per lavoro nero o irregolare.

Roma 26 novembre 2008
Cristina Sanna



lunedì 23 giugno 2008

Enzo Carra risponde

Cara Cristina,
come vedi anche gli errori gravi servono a qualcosa. Per esempio quello della professoressa Petruzzi non ha fatto soltanto riemergere una mia conversazione con il Poeta, ma da a tutti noi la possibilità di leggere il delizioso saggio che tu hai scritto sull’argomento.
Cordialmente Enzo


Il sorriso di Montale/2
Ho ricevuto da Cristina la seguente lettera che vi invito a leggere:

Caro Enzo,
sono d’accordo con lei che fu lo stesso poeta a non ammettere che la poesia “ripenso al tuo sorriso” era dedicata al suo amico di gioventù. L'autore infatti nella “intervista immaginaria al poeta” ci dice in quale componimento è rintracciabile il significato dell’immagine salvifica femminile: “La Bufera”. Questa raccolta va riconosciuta come uno dei momenti più alti della tensione poetica di Montale, che lo ricollega fortemente alla tradizione ermetica, di cui il poeta sa porsi come moderno interprete e depositario. Come egli stesso ammette “terribilmente in chiave” è, infatti, questa sua Iride, nella quale la Sfinge delle Nuove Stanze, che aveva lasciato l’Oriente per illuminare le brume del nord, torna messaggera epifanica e salvifica, al Nestoriano, che non è certo lo sciocco spiritualista o il rigido e astratto monofisita, ma l’uomo che meglio conosce le affinità che legano a Dio le creature incarnate. Riccardo Scrivano riprende i versi di Montale estratti dalla "Bufera" e li commenta così: "poco si è salvato dall’immane flagello della guerra e delle persecuzioni, se poco si può dire la traccia di un transito o di una trasmutazione, quella di Iride-Clizia, che ha lasciato il segno di una presenza luminosa. In mancanza di un altro schermo di cose rasserenanti (come i cieli azzurri) questo rimano al povero Nestoriano, colui che crede soltanto nel Cristo-uomo e che proprio per questo conosce meglio quelle affinità che legano Dio alle creature incarnate - secondo la definizione che ne ha dato lo stesso Montale - povere in spirito perchè oramai membri di una chiesa invisibile. Proseguendo nella lettura dell’Iride possiamo ancora una volta avvalerci delle indicazioni fornite da Scrivano che, nel suo puntuale commento, osserva come la seconda parte della poesia si apre con la dichiarazione dell’individuale, diversa condizione interiore di ciascun uomo. Da essa scaturisce l’immagine della lince, il felino dallo sguardo acuto, ben diverso da quello di un gatto domestico (quel bel soriano). Montale si richiama ad un luogo ben preciso, quello del Vangelo di Luca: basterà forse uscire dall’ombra del sicomoro, in piena luce per credere nell’uomo o questo sarà consentito solo in virtù del Volto insanguinato sul sudario? Si potrebbe dunque affermare che l’opera porta alla comunione tra individuo e umanità da una parte, continuando nella cristiana inconsapevole che si è allontanata perchè la sua missione non fosse vanificata. Potrà apparire immutata solo nella memoria del poeta. Ma se colei che “il non mutato amor mutata serba” (come viene perifrasticamente nominata in Primavera Hitleriana) tornasse, sarebbe altra da quella che fu in quel tempo passato. Persino la sua storia sarebbe diversa e ogni storia andrebbe riletta in altro modo (non hai sguardi, ne ieri, ne domani. Perchè l’opera sua - che nella tua si trasforma - deve essere continuata). L’opera che deve essere continuata è, dunque, una sorta di trasmutazione alchemica, di cui Iride-Clizia, sembra l’unica depositaria. Secondo gli Studi sull’Alchimia di Gustav Jung è possibile interpretare il gran finale di Iride, dove l’interpretazione espressa in chiave alchemica ci porta al messaggio di salvezza su cui si fonda anche il simbolismo cristiano. Quindi l’Iride-Clizia assume il compito della trasformazione dinamica passando dalla nigredo all’albedo (”perchè la sua opera fiorisca in altre luci, perchè la sua opera deve essere continuata).

Il sorriso di Montale/1
Ha un merito, solo, la professoressa Caterina Petruzzi rimossa dall’Istruzione per l’errore contenuto nella traccia per la prova di italiano agli esami di maturità.
La professoressa, distratta, ha ingannato i ragazzi - gli esaminandi - sostenendo che in Ripenso il tuo sorriso , la poesia montalinana della raccolta Ossi di seppia, quel sorriso fosse quello di una donna. E invece era del ballerino russo Boris Kniaseff. Montale, ai suoi tempi, era stato reticente, non aveva voluto ammettere di aver dedicato dei versi a un uomo. Altri tempi.
La professoressa Caterina Petruzzi che, al pari di altri colleghi del ministero dell’Istruzione, ha commesso un grave errore per il quale lei non sorride, ha comunque acceso i riflettori su un grandissimo Poeta di cui raramente parliamo. Anche gli errori, gravi, hanno un lato positivo.
Con l’occasione ripropongo agli amici del blog una mia antica conversazione con Eugenio Montale. Era l’inverno del ‘74 e il Poeta mi raccontò con levità e spregiudicatezza la sua esperienza di senatore a vita.
“Montale contro le mode”, di Enzo Carra